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Scandalo concerie, Francioni festeggia la libertà con una cena: «Ho detto agli amici di essere evaso, sono sbiancati»

L’imprenditore e storico presidente dell’Associazione conciatori: «Io capo di un’associazione a delinquere? Se ne sono dette tante, dirò anche la mia»

SANTA CROCE. Prima di tutto il lavoro. Dopo quasi due mesi di arresti domiciliari nell’inchiesta della Dda della Procura di Firenze con l’accusa, condivisa con altri, di essere il promotore di un’associazione a delinquere con l’obiettivo di corrompere e inquinare l’ambiente per tutelare i profitti delle concerie nello smaltimento dei rifiuti, Alessandro Francioni appena è tornato in libertà si è presentato in azienda. Arrestato dai carabinieri il 15 aprile, l’imprenditore, storico presidente dell’Associazione conciatori e membro del consiglio di amministrazione del consorzio Aquarno, ha saputo di essere di nuovo un uomo libero sabato mattina. Le aziende di famiglia, gestite dal figlio erano chiuse. Ci ha pensato lunedì il 75enne conciatore a riprendere l’attività interrotta quel giovedì mattina di metà aprile con una sequela di contestazioni che hanno messo a rumore il mondo delle concerie di Santa Croce. Nel weekend si è concesso uno svago. Una cena con gli amici. Una routine prima dell’arresto. Un traguardo che diventa festa nella festa dopo la fine dei domiciliari. E un segnale di ritorno a una normalità in attesa degli sviluppi delle indagini e di quello che sarà con ogni probabilità un processo per chiarire ruoli e responsabilità.

Sull’inchiesta non si sbottona. «Vorrei aspettare qualche giorno – confida a Il Tirreno –. Ora sono preso dagli impegni di lavoro, sono rimasto indietro su tante cose nelle aziende. C’è mio figlio, certo, ma qualcosa devo fare anche io. Dicono che sono il capo dell’associazione a delinquere del comprensorio del cuoio. Se ne sono dette tante, non mancherò di dire la mia».


Sabato sera l’imprenditore si è rilassato con gli amici di sempre. L’umorismo al servizio della battuta non fa difetto a Francioni, imprenditore di successo cresciuto con un occhio ai bilanci e una corazza per le intemperie della vita. E nel giorno della ritrovata libertà ha voluto rendersi autore di una piccola burla nei confronti degli amici-commensali. «Quando mi hanno notificato la revoca dei domiciliari ho chiamato un mio caro amico – racconta –. Sapevo che avevano fissato in un ristorante a Viareggio per una cena. Gli ho detto: “Vengo anche io, ma non dire niente agli altri”. È stato di parola. Quando ci siamo visti per partire sono rimasti un po’ perplessi. A quel punto ho spiegato perché ero lì: “State buoni, sono evaso. I carabinieri sono passati mezz’ora fa e sono venuto via. Ormai non mi controllano più, così posso rientrare stasera”. Mi hanno guardato con certe facce, sono sbiancati. “Ma come sei evaso?” è stata la domanda immediata. Allora li ho rassicurati subito: “Tranquilli, è tutto a posto. Sono libero”. E al ristoratore ho chiesto: “Sono il capo dell’associazione a delinquere del comprensorio del Cuoio, me la dà cena?”». La risposta alla cassa con un conto sontuoso per festeggiare dopo due mesi il ritorno alla vita, in attesa delle future battaglie in Tribunale. —

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