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Sesso e ricatti, condannate madre e figlia

l cortile interno del Tribunale di Pisa (foto Fabio Muzzi)

Pena di quattro anni per tentata estorsione dopo la denuncia di un pensionato che aveva una relazione extraconiugale 

PONTEDERA. «Mi chiedono soldi per non rivelare alla mia famiglia la relazione extraconiugale che ho con una giovane».

Quando il pensionato, over 65, decide di presentare la querela contro mamma e figlia offre la sua versione dei fatti di una storia che mette insieme infedeltà matrimoniale, sesso, ricatti e soldi. Non quelli chiesti e mai ottenuti dalle due donne. È il denaro che l’anziano ha speso nel corso degli anni per l’amante, una trentenne che ieri con la mamma, è comparsa davanti al gup Donato D’Auria per difendersi dall’accusa di tentata estorsione in concorso. Le due donne, assistite dagli avvocati Letizia Bertolucci e Alessandro Melano, hanno chiesto di essere giudicate con rito abbreviato che prevede lo sconto di un terzo di pena in caso di condanna e la possibilità di fare appello.


Il giudice le ha condannate a quattro anni per tentata estorsione in concorso assolvendole per lo stalking, reato che per il pm Egidio Celano andava riconosciuto con il vincolo della continuazione per una pena di un anno e sei mesi. La contestazione degli atti persecutori non è stata accolta dal gup che ha ritenuto sussistenti le prove del tentativo di ricatto ai danni del pensionato, assistito dall’avvocato Francesco Maltinti.

Una volta depositate le motiva, le difese hanno già annunciato la volontà di impugnare in appello il verdetto.

È una vicenda che si svolge in un paesino della Valdera quella che ieri mattina in Tribunale ha avuto il suo primo passaggio giudiziario.

Il pensionato incontra per caso la trentenne e inizia una conoscenza che poco alla volta diventa frequentazione.

Un rapporto non occasionale, secondo la tesi della difesa, che comporta uscite, incontri e tutto quello che una coppia ritiene di condividere. Con una zavorra non secondaria. L’uomo ha una famiglia che è all’oscuro della relazione extraconiugale.

L’inizio della tresca clandestina è datato 2018. Per un paio d’anni i due, divisi da un’età che copre una trentina d’anni di differenza, si vedono e trascorrono per quello che possono del tempo insieme.

Secondo l’accusa si arriva al 2020 e l’amante inizia a chiedere soldi al pensionato. E lo fa spalleggiata dalla mamma. Iniziano le telefonate, le richieste considerate pressante e insistenti che mettono in ansia l’anziano infedele. Opposta la versione della difesa secondo la quale la denuncia sarebbe arrivata solo dopo la scoperta da parte della moglie del tradimento prolungato portato avanti da almeno due anni. Se ne sarebbe accorta per le spese improvvise e non spiegabili da parte del marito che, in un faccia a faccia con la donna furibonda, avrebbe ammesso le spese fedifraghe. Spiegando così che veniva ricattato dalla giovane amante e dalla madre con richieste di soldi che, però, con il tentativo di estorsione non sono stati versati. Un elemento che le difese si giocheranno in appello. —

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