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Falso succo biologico destinato ai bambini, ecco i 14 imputati

I controlli degli investigatori nei capannoni delle società coinvolte nell’operazione “Bad juice”

L'epicentro dell'inchiesta in provincia di Pisa: dei 16 indagati iniziali due hanno chiesto di patteggiare con la condizionale: i nomi e le accuse

SAN MINIATO. Due hanno chiesto di patteggiare e la Procura ha dato il consenso alla pena che dovrà essere ritenuta congrua al gip. Per gli altri quattordici indagati nell’operazione “Bad juice”, il pm Giovanni Porpora ha chiesto il rinvio a giudizio. L’accusa è quella di aver creato un’associazione a delinquere finalizzata alla «vendita di prodotti realizzati con mele scadenti contaminate da pesticidi e tossine, e per questo nocivi e pericolosi per la salute dei consumatori, spacciandoli come prodotti provenienti da agricoltura biologica comunitaria, da destinare anche al baby food».

A breve la cancelleria dell’ufficio gip fisserà la data dell’udienza preliminare per l’esame delle richieste di rinvio a giudizio.


CHI PATTEGGIA

Antonino Lo Vullo, 35anni, di Santa Croce sull’Arno e Michele Giustignani, 47 anni, di San Miniato hanno chiesto di patteggiare una pena al di sotto dei due anni con la sospensione condizionale.

DA INDAGATI A IMPUTATI

Con la richiesta di rinvio a giudizio gli indagati diventano imputati. Si tratta dei fratelli Walter e Giorgio Buonfiglio, di 57 e 53 anni, imprenditori, entrambi di Ponsacco, e titolari della Italian Food di San Miniato; Tiziana Poppa, 47 anni, di Calcinaia; Agostino Contursi, 58 anni, di Nocera Inferiore; Ciro Barba, 61 anni, di Nocera Inferiore; Maria Policastro, 48 anni, di Castelfranco di Sotto; Beatrice Caponi, 40 anni, di Pontedera; Franz Schweigkofler, 56 anni, residente in provincia di Bolzano ai vertici della Dolomiti Fruits prima delle dimissioni avvenuta nel dicembre scorso dopo il sequestro; Alessandro Cammelli, 57 anni, di Trento, detiene un altro 20% della società trentina e riveste il ruolo operativo di responsabile logistica e amministrazione; Martino Medri, 80anni, imprenditore, titolare della Bagnarese Spa, residente in provincia di Ravenna; Mariateresa Oliva, 31 anni, di Nocera Inferiore; Alexander Ramovic, serbo, 32 anni, ritenuto uomo di fiducia in Serbia dei fratelli Buonfiglio; Stefano Mantoan, 54 anni, di Legnago, e Fabrizio De Santi, 57 anni, padovano, legali rappresentanti della Bio Areas in provincia di Padova.

L’ACCUSA

Non solo mele avariate e di scarsa qualità provenienti da Paesi extra Ue. I prodotti lavorati e poi spacciati come succhi concentrati e biologici erano anche contaminati da pesticidi e tossine. E per rendere presentabile il succo bio c’erano aziende che provvedevano a ripulirlo per poi riconsegnarlo, sulla carta impeccabile, per la vendita attraverso i grandi marchi che nell’inchiesta sono parti lese. È il sistema portato alla luce con l’operazione “Bad juice”, epicentro a San Miniato con le ditte dei Buonfiglio, attraverso un’indagine della Guardia di finanza e dell’ispettorato centrale della tutela della qualità e repressione frodi dei prodotti agroalimentari del ministero delle Politiche agricole. L’accusa per tutti è di associazione a delinquere finalizzata alla produzione, importazione e messa in commercio di prodotti agro-alimentari, non genuini, adulterati e sofisticati. La purea di mela o succo concentrato spacciato come prodotto biologico proveniente dall’Ue e, al contrario, era una miscela di acqua e zucchero. Oppure il succo di mela sempre extra Ue contaminato da pesticidi e tossine. A corredo delle accuse principali ci sono anche diverse contestazioni di reati tributari, tra i quali le false fatture per trasformare su carta il prodotto scadente e contaminato in succo biologico. —

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