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Fi-Pi-Li, la protesta dei Tir: «Il nostro grido ignorato da sindaci e istituzioni»

Multe “mirate”, trappole sull’asfalto e svincoli pericolosi: sos dei camionisti

A conquistare la scena sono state soprattutto le assenze. Quelle della politica e delle istituzioni: nessun esponente della Regione né tanto meno della contestata Città metropolitana di Firenze, ente gestore della strada di grande comunicazione che toglie il sonno e la pazienza agli autotrasportatori. Ma neppure nessun sindaco o assessore dei Comuni del comprensorio. Niente di niente, fatta eccezione per le forze politiche che stanno all’opposizione, in Regione come nella Città metropolitana, rappresentate dal deputato Manfredi Potenti della Lega e dalla coordinatrice di Forza Italia per la provincia di Pisa Raffaella Bonsangue, mentre Fratelli d’Italia ha fatto sapere che si occuperà del tema con un’interrogazione.

Alla fine, però, il messaggio degli autotrasportatori «arriverà ugualmente a destinazione» ha detto il segretario generale di Assotir Claudio Donati, intervenendo ieri al termine della manifestazione di protesta organizzata in Fi-Pi-Li. Una carovana di “tir lumaca”, incolonnati uno dietro l’altro, che dalle 9,30 hanno viaggiato a bassa velocità fra le uscite di Santa Croce ed Empoli centro, prima di tornare al punto di partenza per il presidio finale all’interporto di San Donato.


Una protesta contro le condizioni fatiscenti della strada, alimentata dall’incredibile impennata di multe per eccesso di velocità che gli autotrasportatori si videro recapitare un anno fa, durante il primo lockdown del 2020, quando a transitare sulla strada di grande comunicazione c’erano quasi soltanto loro. È in quel periodo che la Città metropolitana avrebbe utilizzato i due autovelox fra Lastra a Signa e Ginestra nel modo più restrittivo possibile, applicando alla lettera il limite dei 70 chilometri orari previsto per i mezzi superiori alle 12 tonnellate, senza concedere più la tolleranza generalmente applicata sugli altri apparecchi. Da qui l’idea, entrata subito nella testa degli autotrasportatori, che si sia voluto in qualche modo far cassa per recuperare almeno un po’ il calo di sanzioni dovuto ai limiti di spostamento imposti dalla pandemia. Inutile la richiesta di dialogo e di chiarimenti con la Città metropolitana e con il presidente Dario Nardella, che a detta di Donati «ha dimostrato di non rispettare la categoria trattandoci come gente di serie B».

«In realtà – ha precisato il segretario di Assotir – non abbiamo avuto nulla da eccepire sulla legittimità di quelle sanzioni, tant’è che sono già state in gran parte pagate, ma è l’atteggiamento utilizzato che ci ha lasciati interdetti. Pretendiamo almeno il rispetto e la dignità del nostro ruolo, poi ognuno raccoglierà quello che ha seminato». Del resto, proprio mentre gli autovelox scattavano le multe, la politica definiva “eroi” gli stessi autotrasportatori che, nel momento più difficile della pandemia, garantivano la distribuzione di generi e prodotti. «Non basta più che ci diano una pacca sulla spalla e ci dicano quanto siamo bravi – ha aggiunto la presidente nazionale di Assotir Anna Vita Manigrasso –. Noi vogliamo un dialogo e delle risposte, a cominciare dal presidente Eugenio Giani, perché tutto questo si aggiunge ai problemi quotidiani di un’arteria importante come la Fi-Pi-Li». Un’arteria su cui gli autotrasportatori puntano il dito da tempo, denunciando le carenze di una strada che ogni giorno pesa sui tempi, sui costi e sui bilanci delle aziende, senza dimenticare la sicurezza. «Ci sono corsie di ingresso e di uscita che fanno paura – ci dice Mauro Pucciarelli della Gmp Trasporti di Santa Croce –: sono troppo strette e ci obbligano ad allargarci, col rischio di agganciare altri mezzi. Per non parlare poi dei dossi e dei giunti che si trovano sui cavalcavia».

A questo si aggiunge la mancanza di aree di sosta attrezzate: «La legge ci impone di fermarci ogni 2 ore e mezza di giuda – aggiunge il collega Giancarlo Verdolini della Verdolini 2000 – ma non ci sono aree dove sostare in sicurezza, soprattutto dopo la misteriosa chiusura dell’autogrill di San Miniato. La considerazione verso il nostro settore del resto è stata evidente anche con i vaccini: hanno vaccinato gli avvocati ma nessuno ha pensato a noi che ogni giorno ci spostiamo fra le aziende». —

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