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Il corpo di Khrystyna riconosciuto da un anello

La polizia nel casolare dove è stato trovato il corpo della ragazza (foto Franco Silvi)

Omicidio di Corte Nardi, così è stato identificato il corpo della vittima: attesa per i risultati dell'autopsia. Trovata una pistola in un canale 

CASTELFRANCO. Un anello “Solitario” al dito medio della mano sinistra regalato dal compagno e confrontato con un’immagine estrapolata dal cellulare. A poca distanza lo zerbino mancante dalla villetta di Corte Nardi dove è avvenuto l’omicidio.

Sono i due elementi ritenuti decisivi dalla polizia per attribuire a Khrystyna Novak i resti trovati giovedì mattina, come anticipato dal “Tirreno”, in un casolare nei boschi delle Cerbaie nella frazione di Orentano. La risposta scientifica arriverà con l’autopsia e i prelievi per la comparazione genetica in programma all’istituto di medicina legale. Nell’omicidio di Corte Nardi ora c’è anche il corpo della vittima. Non solo. Gli investigatori della polizia, in collaborazione con i sommozzatori dei vigili del fuoco, hanno recuperato una pistola in un affluente del canale Imperiale a 4 km dal casolare di via Ponticelli. La ritengono compatibile con il modello Tanfoglio con cui Francesco Lupino, 49enne tatuatore fiorentino per anni residente ad Altopascio, avrebbe ucciso la 29enne ucraina per vendetta contro il compagno Airam Gonzalez Negrin “colpevole” di voler interrompere gli affari nei giri della droga.



È stato il capo della Squadra Mobile Fabrizio Valerio Nocita a illustrare il ritrovamento del corpo avvenuto al terzo giorno di una battuta con decine di poliziotti schierati nelle campagne di Orentano. Attraverso gli itinerari registrati con il Gps sull’auto di Lupino, una Freemont sotto sequestro, e gli spostamenti tracciati dalle celle agganciate dal telefonino, gli investigatori sono arrivati all’immobile diroccato. Lupino aveva abitato in passato nella zona e conosceva quei posti. Il cadavere di Khrystyna era prono, steso a terra tra erbacce e rifiuti. Avvolto in un cellophane in uso nei cantiedi edili chiuso con un nastro adesivo, il corpo aveva subìto gli assalti degli animali selvatici.

Indossava una maglietta leggera, celeste, un paio di jeans, niente calzature. Attorno sono stati trovati anche dei sacchi neri e altri con rifiuti vari. Sacchi neri erano quelli visti in mano al tatuatore da un cliente la mattina del 3 novembre, lo stesso giorno in cui per alcuni minuti il cellulare della 29enne era tornato in vita. Gli accertamenti sul cellophane puntano alla scoperta di eventuali impronte o tracce riconducibili a Lupino.



La villetta di Corte Nardi dove vivevano Khrystyna e Airam ha le pareti dell’ingresso posteriore segnate dal sangue lavato. Lo zerbino era stato portato via perché impregnato e impossibile da pulire. Per l’accusa Lupino avrebbe ucciso la giovane la sera tra il primo e il due novembre. Nessuno tra i vicini dice di aver sentito dei colpi di pistola. Di sicuro il corpo della ragazza, quella sera o nei giorni successivi, è finito a meno di un chilometro e mezzo in una catapecchia abbandonata. L’aggancio delle celle telefoniche, secondo la polizia, proverebbe la presenza nell’area del tatuatore che, da due mesi in carcere, continua a proclamarsi estraneo all’omicidio. —