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Morta a 27 anni, lo strazio dell’automobilista: «Non l’ho vista arrivare»

L'auto contro cui si è schiantata la moto di Sara Campinotti

La tragedia all’incrocio di Montecastello. Una testimone: «Mi porto il suo sguardo dentro» 

PONTEDERA. Un altro dolore, diverso, carico di altri fantasmi. È il fardello dell’uomo alla guida del Suv contro cui si è schiantata la Honda di Sara Campinotti all’incrocio di Montecastello sabato pomeriggio. L’uomo è indagato, perché stando ai primi rilievi la sua auto, una Range Rover, non ha rispettato uno stop. E ha incrociato la strada della motociclista.

Dopo l’incidente, raccontano, è stato portato in ospedale per alcuni accertamenti. Bisognava verificare che non avesse assunto alcol o droghe e i test hanno dato esito negativo in questo senso.


L’uomo dopo lo scontro fatale era sotto choc. Continuava a ripetere di non avere visto la moto della ragazza arrivare all’incrocio. E di averlo ripetuto ancora a casa. E sulla manovra di lei, sulla dinamica complessiva, per adesso è rimasto un velo di silenzio. La Procura ha chiesto alla polizia locale di effettuare degli approfondimenti che saranno importanti per valutare le responsabilità.

Che l’auto fosse oltre allo stop però pare essere l’unica circostanza abbastanza certa. Come emerso anche dalle testimonianze dei motociclisti che erano con Sara sabato pomeriggio.

E c’è anche la testimonianza di una donna arrivata sul posto dell’incidente pochi attimi dopo lo scontro. «Lei era sdraiata a terra, immobile. Sono stati gli altri ragazzi, i motociclisti, a chiamare i soccorsi. Erano disperati. Dopo un po’ è arrivata un’infermiera e ha fatto un massaggio cardiaco e io le ho allentato la cinghia in vita, la cerniera del giubbotto. Il suo sguardo me lo porto ancora dentro. Quella strada la percorro ogni giorno e anche se c’è lo specchio è difficile vedere giungere le auto da sinistra, da Montecastello anche a causa dell’argine della ferrovia e dell’erba alta». —

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