Vicopisano cerca di recuperare quel ponticello pericolante

È all’incontro tra Zambra e Arno, in una proprietà privata. Ebbe un ruolo al tempo dei navicellai

Alessandro Bientinesi

Vicopisano. Un piccolo ponticello pericolante, che “guarda” la torre di Caprona. Sulla carta dovrebbe essere inaccessibile, ma una piccola rete e alcune canne possono essere facilmente aggirate.


A piedi o in bicicletta su quel passaggio pedonale, dunque, bambini e ragazzini che vogliono attraversarlo, possono riuscirci senza grossi problemi. Riqualificarlo non è semplice, anche perché quel ponte di mattoni costruito nel punto di incontro tra lo Zambra e l'Arno sorge in una proprietà privata.

E il Comune di Vicopisano ha più volte studiato una soluzione per conservarlo e metterlo in sicurezza. Un obiettivo che, in primis con il vicesindaco Andrea Taccola, l'amministrazione sta provando a studiare da tempo. Anche per ragioni legate alla storia del territorio.

«Mio padre Veniero, che era nato nel 1926, quando era piccolo si ricordava di questo ponte. E mi ha sempre raccontato che era stato costruito una cinquantina di anni prima, quindi non è di epoca romana come ho sentito dire, ma molto più recente – spiega Taccola –. Nel racconto di famiglia questo ponte era fondamentale per l'economia di Vicopisano, ma più in generale del territorio. Mio nonno lavorava nelle cave e faceva il pescatore. L'Arno era fonte di sostentamento, perché era una sorta di via di trasporto verso Pisa da un lato e Livorno dall'altro».

Ma come si collega questo ponte sullo Zambra con l'attività nelle cave e la pesca? Il trait d'union sono i navicellai. Esperti navigatori di imbarcazioni perfette per il trasporto merci, in particolare sulla rotta da Firenze a Pisa ma non solo.

«Io usavo questo passaggio sullo Zambra per passare da una sponda all'altra del fiume quando ero bambino, ma la funzione originaria era più importante – spiega ancora il vicesindaco di Vicopisano –. I navicellai, infatti, con le imbarcazioni cariche di pietre da Uliveto Terme, sfruttando la corrente dell'Arno, arrivavano fino a Livorno e Pisa. Anche mio padre veniva caricato a prua per questi viaggi che duravano 3 giorni. Al ritorno, però, il viaggio era più difficile e nel punto in cui Zambra e Arno si incontravano, proprio nella frazione di Caprona, una serie di correnti rischiavano di vanificare gli sforzi dei navigatori».

Siamo andati sul posto, verificando non solo le condizioni di instabilità e mancata messa in sicurezza del ponte, ma scoprendo, quasi coperto dalle sterpaglie, una grande carrucola ormai tutta arrugginita. Si trova a 200 metri dal ponticello e aveva un compito fondamentale.

«I navicellai a bordo di solito erano in due, quando arrivavano in corrispondenza del ponte uno scendeva e legava una cima all'imbarcazione salendo proprio sul ponticello – racconta ancora Taccola –. Poi, con tutta probabilità, con una grossa manovella in corrispondenza della carrucola la barca, che era controcorrente, veniva letteralmente tirata in acque più tranquille rispetto all'incrocio tra Arno e Zambra».

La cima veniva chiamata l'alzaio e uno dei punti nei quali avveniva l'ancoraggio, dunque, era su questo ponte. Con il declino delle due attività di sostentamento di Uliveto Terme la funzione del ponticello ha perso di significato. È stato quasi dimenticato, almeno fino al 2018. Dopo la tragedia del Ponte Morandi, però, questo ponticello sullo Zambra sembra essere tornato sulla mappa di Vicopisano.

«Ogni prefettura ordinò un censimento generale di tutti i ponti in Italia dopo il crollo di Genova e non solo per le strutture più grandi ma anche per quelli più piccoli come quello sullo Zambra – specifica ancora il vicesindaco Taccola –. Venne subito segnalato e il sindaco Yuri Taglioli fece un'ordinanza di interdizione. Il problema è che quella è una strada vicinale a uso pubblico, quindi come tale è una strada in cui il proprietario è il frontista di quel terreno». —

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