Il paese che ispirò Collodi diventa set di un docufilm

Barbara Enrichi

Il burattino fu “battezzato” da Lorenzini con il nome della frazione Pinocchio. A San Miniato Basso le riprese: regia di Faggi, nel cast anche Enrichi

SAN MINIATO. Per cosa è famosa San Miniato in Italia e nel mondo? Beh, sicuramente per il tartufo bianco, che se la lotta coi “cugini” piemontesi di Alba. Senza dimenticare i fratelli Taviani – pluripremiati registi e sceneggiatori – e la Rocca federiciana, distrutta durante la guerra e poi ricostruita. Ma se questi sono i tesori “alla luce del sole” di San Miniato, una porzione di questa città (che si chiama San Miniato Basso) probabilmente custodisce i segreti di una delle storie più conosciute e tradotte al mondo: quella del bambino di legno Pinocchio.

San Miniato Basso, infatti, fino al 1924 si chiamava proprio Pinocchio e ci sono dei documenti che fanno pensare che Carlo Lorenzini “Collodi” si sia ispirato al Pinocchio (intesa come località) per la storia che stava scrivendo. Lorenzini, ad esempio, quando viaggiava in treno era solito fermarsi alla stazione di San Pierino, cioè quella di San Miniato: scendeva in mezzo al nulla, ma sullo sfondo vedeva il colle con la rocca di Federico II. E poi il futuro Collodi passava da San Miniato/San Pierino per andare alla stazione ferroviaria di Ponte a Elsa per prendere il treno per Colle Val d’Elsa, dove studiava. I pinocchini – cioè gli abitanti di San Miniato Basso – quando vanno verso il vecchio centro della frazione, sono soliti dire: “Vado a i ‘‘Pinocchio”. Escludendo la Bibbia e il Corano, Pinocchio è il secondo libro più tradotto al mondo dopo Il Piccolo Principe.


Ma prima che Pinocchio diventasse un caposaldo della letteratura, in realtà era il toponimo di un piccolo agglomerato di case, situato tra le 4 strade d’incrocio tra il percorso della Via Francigena, che da Fucecchio conduceva a San Miniato, con la strada Firenze–Pisa (oggi Tosco-Romagnola). L’area era legata all’osteria del “Pidocchio” che si trovava a quell’incrocio, ma pian piano divenne appunto Pinocchio (forse perché Pidocchio dava l’idea di un paese misero). Carlo Lorenzini si ispirò probabilmente a questo originalissimo nome per il suo burattino. Per capire il rapporto che c’era tra il Collodi e San Miniato, andrebbe letto il suo primo libro, dal titolo “Un romanzo a vapore: da Firenze a Livorno”; qui Lorenzini dedica molte pagine alla descrizione di San Miniato e dei luoghi circostanti.

Però c’è un però, perché una volta pubblicato e diventato famoso Pinocchio, i pinocchini iniziarono a soffrire per le prese in giro da tutti i paesi vicini (in fondo Pinocchio era un bambino bugiardo e i toscani sono i campioni mondiali di campanilismo estremo). Da qui nacque la richiesta alle autorità comunali di cambiare il nome della frazione in San Miniato Basso. Cosa che accadde, nel 1924.

Quasi cento anni dopo al Pinocchio è nata un’associazione (presieduta da Stella Buggiani), che si chiama “Pinocchio a i ‘Pinocchio” e il cui compito è quello di conservare la “tradizione pinocchina”.

Chi arriva a San Miniato Basso, può trovare dei cartelli che recitano “San Miniato Basso” e sotto “Già Pinocchio”. C’è anche un carnevale, dedicato a Pinocchio; e oggi anno, grazie ad un pallone aerostatico, un Pinocchio di polistirolo viene spedito nello spazio e chi lo ritrova ha il compito di restituirlo ai pinocchini, in cambio di un dono. Fu don Vinicio Vivaldi, storico parroco di San Miniato Basso, a tirar fuori una storia che era conosciuta “soltanto” dagli anziani del paese; fu infatti il primo a mettere nero su bianco che il nome Pinocchio fu preso in prestito da Lorenzini ispirandosi alla parte bassa di San Miniato. E poi alcune ricostruzioni storiche danno Domenico Lorenzini (padre di Carlo) in servizio come cuoco alla Villa di Castellonchio, che si trova a San Miniato e che oggi è abbandonata al degrado. Collodi – si racconta – che fosse stato profondamente colpito dalla miseria del Pinocchio/Pidocchio (inteso come luogo), tanto da far pronunciare nel terzo capitolo queste parole a Geppetto: “Che nome gli metterò? Lo voglio chiamare Pinocchio. Questo nome gli porterà fortuna. Ho conosciuto una famiglia intera di Pinocchi: Pinocchio il padre, Pinocchia la madre e Pinocchi i bambini. Non se la passavano male: il più ricco di loro faceva l’elemosina”.

A breve anche un docufilm sulla figura del babbo di Pinocchio (Carlo Collodi) porterà San Miniato e il Pinocchio nelle inquadrature del regista Andrea Faggi, con Barbara Enrichi nel cast. Documentario che, successivamente, potrebbe essere trasmesso dalla Rai. Ora, non è una certezza dogmatica che Lorenzini si sia ispirato a San Miniato Basso per il suo burattino, però è comune dire che tre indizi fanno una prova. E qui, di indizi, ce ne sono più di tre. Tutto il resto va lasciato alle interpretazioni degli studiosi, alle sensazioni e alle emozioni di una storia nata per i bambini ma che invece in pochi anni ha superato qualsiasi confine, geografico e temporale. E ai pinocchini non dispiace proprio pensare di averci messo lo zampino. —

IL PROGETTO

A breve, dunque, anche a San Miniato le riprese per la storia di Carlo Lorenzini noto come Collodi, autore di Pinocchio. Da un’idea di Giuseppe Garbarino dell’associazione “Pinocchio a Casa Sua” (di Sesto Fiorentino), in collaborazione con l’associazione di San Miniato Basso “Pinocchio a ì 'Pinocchio” presieduta da Stella Buggiani, è nata la proposta di realizzare un documentario su un personaggio storico ricordato solo per essere stato autore di Pinocchio e che invece, per esempio, è stato anche giornalista, patriota, autore e dipendente pubblico. Il progetto verrà probabilmente diffuso tramite canali Rai; almeno questa è la proposta avanzata da Mediterranea Productions di Roma, che si occuperà della distribuzione. Il regista è Andrea Faggi, formatosi a New York come assistente di Klaus Lucas e Alberto Rizzo, che oggi collabora alla realizzazione di filmati per Rai e Mediaset. Anche il cast non sarà da meno: ad esempio Barbara Enrichi, attrice che anche recentemente ha prestato il suo volto nel Pinocchio di Matteo Garrone, sarà la madre del Lorenzini. Ripercorrendo le note lasciate dal nipote Paolo Lorenzini, noto come “Collodi Nipote”, di Daniela Marcheschi, Piero Bargellini e Rosanna Dedola, è stato possibile precisare la biografia del Collodi: i luoghi, gli scritti, le persone che incontrava, i dubbi e le debolezze di una vita romanzata ma poco conosciuta. Oltre a San Miniato, la cui frazione di San Miniato Basso aveva un tempo il nome Pinocchio e aveva probabilmente ispirato il Collodi per il nome del burattino amato in tutto il mondo, altre scene verranno girate a Firenze e Sesto Fiorentino. A San Miniato sono previste delle riprese aeree che valorizzeranno la Città della Rocca, dove potrebbe esser nato il mito di Pinocchio. Le riprese sono iniziate in questi giorni e il regista Andrea Faggi spera di concludere il tutto agli inizi di luglio, per procedere al montaggio delle scene e i ritocchi finali.