Tenta di uccidere la compagna, rimane in carcere

Il giudice ha deciso di non convalidare l’arresto perché manca la flagranza, ma dispone la misura cautelare. Lui accusa la donna di essersi ferita da sola

CASCINA. Non è stato convalidato l’arresto dell’uomo accusato di avere accoltellato la compagna dopo una violenta lite verbale in un capannone a Navacchio (mancava la flagranza), ma il giudice Donato D’Auria ha disposto la misura cautelare in carcere, ritenendo che la versione della donna riguardo ai fatti sia credibile. L’accusato si è difeso, nell’udienza in carcere, dicendo che la compagna avrebbe fatto tutto da sola, procurandosi da sola le lesioni alle braccia con il coltello.

Quindi adesso si fronteggiano due versioni sui fatti accaduti in quel capannone abbandonato al polo di Navacchio. Una è quella della donna, fin qui quella ritenuta dagli inquirenti più credibile. E che cioè l’aggressione sia avvenuta da parte del compagno al termine di una discussione accesa per futili motivi. La donna, dopo essere stata soccorsa dal 118, ha raccontato che a un certo punto l’uomo sarebbe andato in escandescenze, afferrando un coltello da cucina e passando in poco tempo dalle parole ai fatti.


Una serie di fendenti – sempre stando al suo racconto – mirati alla gola e al viso, che però non avrebbero raggiunto i loro obiettivi perché lei è riuscita a pararsi alzando il braccio a protezione. E i segni delle coltellate, sul corpo della donna, sono un fatto innegabile. Squarci anche profondi.

Di fronte al giudice però l’accusato ha raccontato una versione diametralmente opposta. Assistito dall’avvocato Roberto Nocent, il presunto aggressore si proclama del tutto innocente e sposta le responsabilità sulla donna.

La sua versione è collegata a una misura restrittiva, alla quale la sua compagna è sottoposta, e che la obbligherebbe al rientro al domicilio entro le 20.

Disposizione che a suo dire lei avrebbe violato nella sera di giovedì, tornando a casa più tardi e alticcia. Da questo sarebbe scaturita la discussione, cioè da un rimprovero che lui le avrebbe fatta e che avrebbe causato una reazione veemente di lei.

E se gli esiti della discussione rimangono gli stessi, cioè la donna ferita alle braccia, il modo in cui ci si sarebbe arrivati è del tutto diverso a sentire l’uomo in carcere.

Lui sostiene che sia stata lei infatti ad avere un comportamento violento, aggredendolo verbalmente e a spintoni, fino a prendere in mano il coltello. A quel punto si sarebbe procurata da sola le lesioni al braccio, tagliandosi. Per confermare questa sua ricostruzione ha spiegato che non era la prima volta che la donna compiva un gesto del genere, spiegando che sulle braccia ha altri segni di tagli dovuti a una sorta di autolesionismo in preda ad attacchi d’ira.

Saranno le indagini a chiarire meglio quello che è successo. L’uomo, intanto, resta al carcere Don Bosco di Pisa. –