Muore in ospedale e spariscono le fedi. La famiglia: «Abbiamo fatto denuncia»

Per 17 giorni ricoverata tra pronto soccorso, reparto Covid e cure intermedie a Bientina. «Mia madre è stata derubata»

PONTEDERA. Il Covid ha rubato a migliaia di parenti delle vittime della malattia il rituale – antico e consolatorio – dell’ultimo saluto. Alla signora Tiziana Donati, figlia di Franca Salvadori, è stato tolto qualcosa di più: le fedi della madre, mai restituite alla famiglia dopo le due settimane di ricovero.

La procedura per le vittime del Covid prevede la consegna ai parenti di una bara sigillata, per evitare contagi. Gli effetti personali del morto vengono riconsegnati a parte. Dopo la morte della madre, dall’ospedale effettivamente qualcosa è stato riconsegnato. Un anello argentato, di ferro. Tiziana però sa che la madre non si separava mai dalle fedi, che indossava sempre all’anulare. Quella di nozze e quella dei cinquantanni di matrimonio. E però, nonostante i suoi tentativi, non è mai riuscita a tornarne in possesso.


La mancanza delle due fedi è subito evidente. «Mia madre se n’è andata via il 19 marzo, a 81 anni – racconta Tiziana – e quel giorno stesso mio fratello andò in ospedale a ritirare i suoi effetti personali. Ci hanno restituito una busta con un solo anello, di poco valore. Ero meravigliata: mancavano le sue fedi». La figlia si attiva subito. Sono i giorni difficili del dolore: funerale da organizzare, un ultimo saluto monco. E la rabbia della sparizione dei due anelli, due ricordi importanti per la famiglia Donati.

«Mia mamma è stata ricoverata il 2 marzo – racconta – inizialmente è passata dal pronto soccorso e poi al reparto Covid. C’era stato un miglioramento e l’hanno portata al centro cure intermedie di Bientina». Lì la signora Salvadori rimane pochi giorni. Le sue condizioni si aggravano: è una paziente oncologica che negli ultimi sei anni ha affrontato momenti duri.

Il 19 marzo muore. «Abbiamo richiesto le fedi immediatamente all’ospedale di Pontedera. Ma ci hanno detto che non ce n’era traccia. Stessa risposta abbiamo avuto dal centro di terapie intermedie di Bientina. Mia madre le aveva quando è rientrata, ne sono certa. Come sono certa che non le ha mai tolte. Nell’ultimo periodo, quando si è aggravata, era in coma».

Quando contattò l’ospedale, Tiziana racconta di aver parlato con una infermiera. «Mi comunicò un particolare specifico: mia madre aveva le mani gonfie. E dall’ospedale, dopo che abbiamo chiesto loro di controllare, ci hanno risposto che in nessuna delle tre casseforti c’era traccia degli anelli».

In casa sono disperati. La signora Franca viveva in casa con il marito, di 85. Anche lui si è ammalato, ma in forma lieve. Non sanno come dirgli che i simboli del loro amore, capace di resistere a quasi sessantanni di matrimonio, sono svaniti nel nulla. Scomparsi non si sa bene dove, in quei diciassette giorni che hanno portato via la sua Franca.

«Il 9 aprile ho fatto denuncia ai carabinieri. Non si tratta del valore materiale delle fedi, che costavano 500 euro ciascuna. È il dolore di pensare che mentre mia madre moriva qualcuno le ha sfilato le fedi. Senza nessun rispetto», conclude Tiziana Donati. —

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