Contenuto riservato agli abbonati

Scandalo concerie, la scintilla delle indagini dall’area del Green Park

I lavori per la lottizzazione Green Park a Pontedera

Intervista a Gaetano Licitra, responsabile del dipartimento Arpat di Pisa che ha seguito l'indagine della Dda di Firenze: "Non ho mai ricevuto pressioni"

Uno scarico sospetto in un terreno che aveva bisogno di essere livellato. I tecnici dell’Arpat si presentano e ancora non sanno che quello che trovano là sotto sarà la base dell’inchiesta deflagrata giovedì scorso con sei arresti e tredici indagati tra imprenditori e politici. È dai terreni della lottizzazione Green Park che tutto ha inizio nell’operazione che solleva il velo sui rapporti tra politica, impresa e tutela ambientale.

«Sì, il Green Park è quello che ha fatto scattare tutto. Poi siamo andati anche all’aeroporto militare di Pisa».


Gaetano Licitra è il responsabile del dipartimento Arpat di Pisa. Ha seguito fin dall’inizio l’indagine della Dda di Firenze. Nelle carte dell’inchiesta i funzionari Arpat sono visti dall’Associazione Conciatori come ostacoli, a volte pretestuosi.

Dottor Licitra, leggendo gli atti si capisce perché non eravate ben visti dai conciatori.

«C’è un’inchiesta e non posso dire molto. Di sicuro Arpat ha condotto le indagini che hanno portato a quello che ora viene fuori. Non solo le denunce contro Lerose (imprenditore in cella, ndr) ma anche altre attività di controllo come i campionamenti lungo l’Usciana».

A proposito di acque. Qual è la situazione del depuratore?

«L’impianto è sotto controllo. Facciamo controlli mensili come sempre e se possibile li incrementeremo. Il depuratore ora ha l’autorizzazione integrata ambientale. Le ricordo che in provincia abbiamo 50 impianti da monitorare e il personale è diminuito e con un’età media alta. Si dice che vanno fatti i controlli, ma sul posto ci vanno le persone non i robot. Non possiamo essere dappertutto».

Ha mai avuto o percepito una pressione dei conciatori sui controlli al depuratore?

«Personalmente non ho ricevuto alcuna pressione. Neanche dai mie superiori. Ho operato assolutamente con serenità».

Nelle intercettazioni le lamentele contro di voi sono ricorrenti.

«Ma guardi, Arpat fa i controlli e non dà le autorizzazioni. Il problema è legato a quelle. Le pressioni in astratto si fanno su chi firma le autorizzazioni, non su di noi che andiamo a prendere il campione dell’acqua e lo portiamo nei laboratori di analisi. Se nell’autorizzazione c’è un limite o una deroga io a quello mi devo attenere. Non interveniamo nella determinazione del parametro».

Proroghe e deroghe hanno scandito per quasi vent’anni il sistema di smaltimento dei rifiuti conciari.

«Sul cromo esavalente le deroghe non ci sono. Le abbiamo, invece, per i cloruri. Ma credo che sia la parte legata al Keu (fango prodotto dagli scarti della concia, ndr) quella più rilevante. Su quello abbiamo agito e fatto le denunce del caso».

Il caso Green Park nel 2017?

«Esatto».

Ma fu un controllo mirato o di routine?

«Di questo non posso parlare».

Gli indagati lasciano intendere che gli smaltimenti erano regolari.

«La controparte tende a dimostrare che non era un problema, ma noi dovevamo attivare un percorso e la Procura ha fatto il fatto il suo». —

© RIPRODUZIONE RISERVATA