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Scandalo rifiuti, il funzionario regionale offeso da conciatori e politici: «Frasi che mi lasciano esterrefatto»

Dalle carte dell’inchiesta-choc appare come la “bestia nera” dei conciatori: «Il nostro scopo è quello della tutela ambientale e dell’interesse pubblico»

«Mai ho percepito dentro o fuori l’ufficio pressioni per modificare le mie decisioni».

Alessandro Sanna, funzionario del settore autorizzazioni ambientali della direzione “Ambiente e Energia” della Regione, dalle carte dell’inchiesta appare come la “bestia nera” dei conciatori. Un ostacolo che si frappone tra l’attività del depuratore e la legislazione ambientale per un impianto che vive da anni di proroghe e deroghe.


La qualità dell’acqua che finisce nell’Usciana è il rovello che tiene sulla corda Aquarno e a ritroso l’Associazione Conciatori.

Quando sulla scena compare Sanna le controparti private non gradiscono. Un malessere di cui la politica locale, in primi alla sindaca Giulia Deidda.

Sanna, ha letto i giornali?

«Sì, e un po’ mi meraviglio».

In che senso?

«Come vede sono ancora al mio posto».

L’hanno mai minacciata di subire trasferimenti?

«No, mai».

Indagati e arrestati non parlano proprio in termini cordiali di lei.

«Che le devo dire... Il nostro scopo è quello della tutela ambientale e dell’interesse pubblico».

Ha mai avuto la sensazione di dare fastidio?

«Non conosco i documenti. Bisogna vedere come la Procura ha inquadrato i fatti. Quando mi chiameranno dirò qualcosa di più».

Di sicuro quando avevano a che fare con lei non erano ben predisposti.

«I processi decisionali dietro al rilascio delle autorizzazioni non dipendono solo da me. Sono coinvolti un sacco di organismi. È normale che in quell’ambito nasca un dibattito e in alcuni casi può anche essere acceso. Diciamo che l’interesse economico dell’azienda viene palesato in maniera forte. Ma è un confronto abbastanza normale».

Quello che impone il suo settore ha un costo per i privati.

«Certo. Noi facciamo prescrizioni che comportano dei costi gestionali. Questo è pacifico. Se poi tramavano contro di me questo davvero non lo so».

Il fastidio intercettato tra gli indagati è mai diventato un segnale ricevuto dai suoi superiori?

«Assolutamente no».

Perché mostrano tanta ostilità proprio contro di lei?

«Non ne ho proprio idea. Mettiamo che mi avessero rimosso. Bene. Ci sarebbe stato qualcun altro al mio posto che avrebbe portato avanti il lavoro. Non capisco neanche l’utilità di certi frasi. Seguiamo le norme sulla corruzione e non lavoriamo mai da soli».

La chiamano “scemo”, uno che deve «essere tolto dalle palle».

«Frasi che mi lasciano esterrefatto».

Potrebbe essere una parte offesa in questo procedimento penale.

«Al momento so che dovranno chiamarmi per testimoniare. Posso solo dire che sono tranquillissimo e che non ho mai ricevuto pressioni dentro o fuori l’ufficio».

Da quanto tempo si occupa del settore ambiente?

«Lavoro in questo ambito da 25 anni, di cui 20 in provincia di Pisa».

Chiariamo un punto che magari dalle carte non emerge bene. Non fa direttamente i controlli?

«No, li fa l’Arpat. Noi rilasciamo le patenti per inquinare, detto in maniera brutale. Il contraddittorio tra le parti c’è sempre stato ed è legittimo purché resti nei canoni della legge. Ogni autorizzazione comporta delle prescrizioni che a loro volta significano costi. È naturale che l’azienda freni». —

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