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'Ndrangheta in Toscana, ecco dove sono finite le ceneri velenose: nel mirino strade, maneggi, cantieri e villette

Il sottosuolo avvelenato, secondo la procura Antimafia di Firenze, per arricchire la cosca ’ndranghetista dei Grande Aracri. Il dettaglio dei luoghi contaminati dagli scarti tossici

Il cromo esavalente è una sostanza considerata altamente tossica, classificata dall’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro come un cancerogeno di classe 1, cioè tra i cancerogeni certi. Respirarla, ad esempio, fa venire il tumore ai polmoni. E se sta nelle falde o nel sottosuolo può contaminare in modo grave l’ambiente in cui è inserito.

E di terre piene di cromo, e altri inquinanti, sarebbero stati riempiti almeno otto territori – una buona parte in provincia di Pisa – dalla ditta Lerose srl (di viale America a Pontedera), di Francesco Lerose: vendute come terre di scavo miste a rifiuti recuperati e che invece erano mischiate alle ceneri di risulta della combustione dei rifiuti (fanghi) conciari.


Il sottosuolo toscano avvelenato, secondo la procura Antimafia di Firenze, per arricchire la cosca ’ndranghetista dei Grande Aracri.

IL TAPPETO TOSCANO DI RIFIUTI

A Lerose, considerato dalla procura fiorentina uomo al servizio del clan, si rivolgono da tutta la Toscana. Gestore dell’impianto di riciclaggio inerti a Pontedera, il servizio che offre, il recupero di materiali provenienti da attività di costruzione e demolizione per uso edilizio, è utile per i cantieri. Peccato però che, contrariamente a quanto indicato dall’azienda, la procura scopre che le terre vendute sarebbero contaminate dal Keu, il rifiuto delle concerie. I materiali finiscono ovunque: nella società agricola I Lecci a Peccioli, nella ditta Cantieri srl di Crespina Lorenzana, in un terreno della Ecogest a Massarosa, nel terreno Green Park della Varia Costruzione a Pontedera, nel cantiere Ex Vacis-Galazzo, di fianco all’Ikea, a Pisa, in un cantiere a Montaione, come sottofondo del cantiere per la strada regionale 429 di Valdelsa a Empoli e persino interrati nei terreni dell’aeroporto militare di Pisa. Tutto inquinamento che finisce sotto il tappeto toscano. Un giro che tra il 2017 e 2019 frutta almeno 550mila euro e che, secondo la procura, avrebbe finanziato i Grande Aracri. Anche se la gip Antonella Zatini ha escluso l’associazione a delinquere di tipo mafioso nei confronti di Lerose. Strade, maneggi, villette e cantieri che nascono sopra il veleno e che avrebbero garantito un profitto indiretto ben più alto: dai 6 fino ai 24 milioni, dovuti al risparmio “per non avere conferito in discarica quello che in realtà non è un materiale riciclato bensì un rifiuto”. Non dovendoli trattare come Keu – il ragionamento della procura – Lerose srl ha guadagnato risparmiando sui prezzi di smaltimento.

I CONTROLLI SUL MATERIALE

Per gli investigatori è certa la presenza dei materiali contaminati in tutti i siti che abbiamo indicato. In certuni con presenza maggiore: 7.000 tonnellate a I Lecci di Peccioli, 8.000 sul cantiere della 429 a Empoli e “alcune migliaia di tonnellate” all’aeroporto militare di Pisa. Non su tutti sono stati effettuati controlli diretti. I cantieri controllati dall’Arpat sono due: il Green Park a Pontedera e un altro ad Arezzo. Il primo è un lotto destinato all’edilizia residenziale: durante un sopralluogo nel 2017, i tecnici campionano del materiale su un quantitativo di oltre 5mila tonnellate in arrivo da Lerose srl. Il risultato è sorprendente. Il presunto riciclato ha una composizione analoga al Keu osservato precedentemente nel cantiere aretino, con il superamento delle concentrazioni di cromo, antimonio e altri metalli pesanti. E la stessa scoperta la fanno nelle acque di falda, dove il cromo esavalente è presente in concentrazione dieci volte superiore al consentito. Per i tecnici quegli inquinanti arrivano dalle terre di Lerose srl mischiate al Keu. Le stesse che la procura ritiene essere utilizzate negli altri siti toscani. —

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