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Scandalo rifiuti, così i conciatori pagavano i politici: le intercettazioni

I carabinieri davanti alla sede dell’Assoconciatori, a destra in alto Lorenzo Mancini e Piero Maccanti, sotto Nicola Andreanini e Aldo Gliozzi

Nella ricostruzione degli inquirenti i contributi elettorali e le pressioni contro i tecnici ritenuti inflessibili. La telefonata tra il presidente di Aquarno e la sindaca di Santa Croce. I nomi e i ruoli dei 19 indagati

Un contributo formale dell’Associazione conciatori al Comune di Santa Croce sull’Arno per “le luci di Natale”, mentre in realtà i soldi sarebbero serviti a pagare un geologo che avrebbe dovuto controllare per un anno i pozzi spia nella falda.

I potenziali controllati che finanziano l’ingaggio del controllore. Un’operazione che avviene con la benedizione del sindaco Giulia Deidda. Che per Aquarno si spende per consentire l’ampliamento favorendo la vendita di un terreno attiguo.


«La vicenda è emblematica del modus procedendi in cui la commistione dell’interesse privato dell’associazione conciatori con le prerogative del sindaco – scrive il gip – pubblico ufficiale, emergevano in maniera assorbente e con esiti sconcertanti: infatti da quanto chiaramente desumibile dalle conversazioni i conciatori, mediante la creazione all’apparenza di un contributo per ragioni diverse, già di per sé sintomo del carattere anomalo e indebito dell’operazione, finivano per retribuire direttamente un soggetto incaricato di controlli che potenzialmente avrebbero potuto riguardare i conciatori stessi».

C’è poi la parte del rifiuto Keu, la polvere inquinante residuo della lavorazione dei fanghi che i conciatori non sanno come smaltire. Che non finisse dovrebbe avrebbe dovuto i vertici di Aquarno e la sindaca lo sanno. Come lavora Francesco Lerose (unico in carcere, ndr) viene spiegato da Lorenzo Mancini, presidente di Aquarno, in una telefonata alla Deidda. La premessa è un sopralluogo del Nucleo operativo ecologico dei carabinieri.

C’è il rischio che il Keu non possa essere più smaltito con Lerose. Lo scrive Arpat alla Regione.

Mancini: «Lerose, quelli con cui si lavora, che si butta nei sottofondi stradali e nei cementifici».

Deidda: «Ah!»

Mancini: «In questo momento alternative non ce n’era, sai quant’è che ci si pensa alle alternative? Cioè quella cosa dell’economia circolare che dice Rossi».

Deidda:«Il problema qual è?»

Mancini: «Se lo butti (Keu, ndr) nel cemento di fatto lo leghi e non rilascia niente. Lerose però lo usa anche come sottofondo stradale cioè nei riempimenti prima di fare l’asfalto. E loro (Arpat) te lo contestano».

Sul fronte del depuratore gestito da Aquarno il funzionario Alessandro Sanna fa presente a Nicola Andreanini (direttore trattamento acque, ndr) di avere l’autorizzazione integrale ambientale per l’impianto.

Sanna precisa che in ambito rifiuti «lui non poteva agevolare in alcun modo una ditta perché sarebbe diventato automaticamente un delinquente anche lui e ribadiva che, a suo parere, se continuavano così prima o poi sarebbe successo qualcosa».

I funzionari vengono percepiti come ostili, mentre i politici sono gli interlocutori con cui dialogare. Il consigliere regionale Andrea Pieroni (Pd) riceve 2.500 euro, registrati come finanziamento pubblico, dopo aver presentato un emendamento a una legge che favorisce Aquarno. Aldo Gliozzi, direttore Assoconciatori, parla con la segretaria e fa mente locale sui contributi dati ai politici come fosse una prassi costante. Il gip scrive: «Per la campagna elettorale erano cifre intorno ai 2/3mila euro che per elezioni europee alla Nardini (Alessandra, ora assessore regionale Pd, estranea all’inchiesta, ndr) avevano dato 5mila euro». 

I NOMI E I RUOLI DEI 19 INDAGATI

Sono stati nominati diversi consulenti dagli indagati nell’inchiesta della Dda di Firenze con l’accusa di associazione a delinquere finalizzata alla corruzione, dall'abuso d'ufficio al traffico illecito di rifiuti fino all’inquinamento ambientale. Professionisti che ieri mattina hanno proceduto al campionamento delle acque dell’impianto di depurazione.

Sono 19 gli indagati, di cui sei agli arresti (cinque ai domiciliari). Alessandro Francioni, 74 anni, di Castelfranco di Sotto, ex presidente dell’Associazione Conciatori e membro dei cda del consorzio Aquarno (ai domiciliari); Piero Maccanti, 74 anni, ex direttore dell’Assoconciatori e già nel cda di Poteco e Sgs, dal febbraio 2019 consulente esterno (ai domiciliari); Franco Donati, 70 anni, di Santa Croce, ex presidente Assoconciatori, interdetto per 12 mesi da attività di impresa; Nicola Andreanini, 52 anni, di Livorno; direttore trattamento acque di Aquarno, interdizione per 12 mesi; Silvia Rigatti, 46 anni, di Fucecchio, vice presidente Aquarno e membro del cda di Poteco, presidente del Cda del consorzio depuratore di Santa Croce sull’Arno, interdizione per 12 mesi; Lorenzo Mancini, 50 anni, di san Miniato, presidente Cda Aquarno Spa, interdizione per 12 mesi; Cristina Brogi, 66 anni, di San Miniato, capo impianto trattamento acque Aquarno, interdizione per 8 mesi; Antonio Lasi, 46 anni, di Firenze, ex capo impianto trattamento fanghi ex Ecoespanso di Aquarno, 6 mesi di stop; Fabrizio Veridiani, 55 anni, di Castelfranco di Sotto, direttore tecnico del depuratore di Santa Croce, interdizione per 9 mesi; Aldo Gliozzi, 52 anni, di Ponsacco, da febbraio 2019 direttore Assoconciatori, (domiciliari); Francesco Lerose, 57 anni, residente nell’Aretino, amministratore della società che gestisce l’impianto di riciclaggio di inerti di Pontedera, (in carcere); Manuel Lerose, 26 anni e la mamma Annamaria Faragò, (entrambi ai domiciliari); Edo Bernini, di Firenze, 60 anni, dirigente regionale; Ledo Gori, 65 anni, di Calcinaia, fino a ieri capo di gabinetto dl presidente della Regione; Giulia Deidda, 38 anni, di Santa Croce sull’Arno, sindaco; Andrea Pieroni, 62 anni, di Pontedera, consigliere regionale Pd; Alberto Benedetti, 47 anni, di San Miniato, avvocato consulente di Assoconciatori; Maila Famiglietti, 40 anni, di Santa Maria a Monte, presidente Assoconciatori. —

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