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Dal coma alla festa in famiglia, il fantino Sanna: «Ho rischiato di morire, ecco chi mi ha salvato la vita»

Caduto durante una corsa a San Rossore, è tornato a casa a Buti dopo 36 giorni di ricovero (15 in coma). Il racconto di quei momenti drammatici, i giorni in ospedali e il futuro agonistico

Gavino Sanna ha vinto per distacco la corsa regina della sua vita. Senza neanche voltarsi al momento di tagliare il traguardo, si è lasciato alle spalle un letto d’ospedale dove è rimasto per 36 giorni. Ce lo hanno inchiodato le lesioni provocate dalla caduta in gara a San Rossore.

Uno può sentirsi un miracolato. O più laicamente avere la consapevolezza di essersi salvato grazie alle cure dei medici senza intercessioni divine. Il risultato finale non cambia. Ed è quello che conta. Per lui e i suoi familiari.


Sanna, fantino di fama nazionale, è rimasto in quel limbo che è la rianimazione sfiorando la morte e allontanandosi giorno dopo giorno dal precipizio in cui era finito una manciata di secondi dopo un volo dal cavallo nella corsa con altri fantini messi ko.

La sventura per Sanna era stata quella di essere finito sotto lo zoccolo di un cavallo impaurito e senza più una guida per riportarlo all’ordine. Nel calpestarlo al momento dello scivolone generale, l’animale aveva schiacciato sulla schiena il fantino steso a terra.

Era il 28 febbraio. Un data che segna l’inizio di un calvario a lieto fine concluso il 3 aprile con il rientro nella calda sicurezza della propria dimora a Buti. Ora lo sguardo a ritroso è rassicurante. Ma le prime settimane sono state un incubo per chi aspettava gli aggiornamenti dall’ospedale.

Il 33enne di Burgos (Sassari) rischiava di uscire dal limbo della rianimazione per passare nell’aldilà. È tornato a casa e adesso la sua medicina sono gli affetti della compagna Melania Picone e della piccola Maria, i suoi pilastri familiari.

Gavino come sta?

«Ora bene. Il medicoper ora mi ha prescritto un mese di riposo assoluto.Devo fare alcune visite».

Impensabile ipotizzare una data per il ritorno in pista?

«No, assolutamente. Il percorso di recupero sarà lungo. È presto per pensare di risalire in sella».

Torniamo a quel giorno di fine febbraio. Cosa ricorda?

«Ho memoria solo del momento della caduta. Sì quelle immagini mi vengono in mente. Poi il buio più totale. Non ricordo niente».

Esattamente cosa ti è capitato per rischiare la vita?

«Ho avuto la frattura di una clavicola e di alcune costole che premevano su un polmone. Non era proprio perforato, ma l’organo era in forte sofferenza».

Hai memoria di quei giorni?

«No, niente. Su 36 giorni di ricovero almeno una quindicina li ho passati in coma farmacologico. E per circa 25 giorni sono stato in rianimazione».

Solo quando è andato in reparto si è reso conto di quanto fosse stato grave ?

«Sì, prima non ero cosciente. Mi è stato raccontato tutto dopo. Ho rischiato davvero di morire».

In quale rianimazione era ricoverato?

«A Cisanello in quella diretta dal dottor Paolo Malacarne. È lì che mi hanno salvato la vita. Può sembrare una frase scontata, ma quando si sta quasi un mese in rianimazione, di cui un paio di settimane in coma farmacologico, parlare di salvezza è la pura verità. Non è un’esagerazione».

Prima della sua caduta l’altro incidente a San Rossore ci fu il 21 gennaio. Dopo tre giorni Pietro Alberto Brocca, 22enne sardo, si arrese nella rianimazione di neurochirurgia di Cisanello. Il mondo dell’ippica dopo un primo lutto era in grandissima apprensione per le sue sorti.

«Lo so. Ho saputo poi della grande vicinanza dei colleghi e degli operatori del settore. Anche le contrade e gli ambienti e dei palii, dove corro da anni, si sono fatti sentire. Un affetto e un interessamento che mi ha fatto molto piacere».

Il presente e il futuro prossimo di Gavino Sanna sono casa e famiglia?

«Certamente. Le basi indispensabili sono la mia compagna e mia figlia. Al riposo assoluto imposto dal medico seguiranno visite e controlli. Poi la ripresa, lentamente. Ma ora nel mio presente c’è solo il desiderio di stare in famiglia». —

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