Gelato d’asporto a Pontedera, seguire le regole diventa un labirinto

Dopo l’episodio della vendita col Piaggio Ape annullata per mancanza di tappi diventa un caso la paletta che sarebbe “l’istigazione” a consumare all’aperto

PONTEDERA. Dal pianto dei bambini in piazza Balducci alla mancata consegna delle palette per evitare consumazioni in strada. Sta diventando un caso mangiare il gelato in zona rossa. E ampliando la ricerca si scopre che l’argomento assomiglia più a una vera giungla che alla classica usanza quotidiana quando comincia a fare bel tempo.

L’accordo


A distanza di una settimana dall’intervento della polizia municipale di Pontedera a I Fabbri per interrompere la vendita con l’Ape Piaggio allestita a negozio viaggiante della gelateria Via Gotti, sembra chiarita la modalità per poter vendere un gelato con tanto di paletta. I locali del centro, specializzati in questo genere di prodotto, stanno consegnando ai clienti quella monouso, chiusa in una confezione di plastica. Oltre, naturalmente, al gelato nella coppetta con il coperchio in plastica. E l’invito a consumare a casa o in auto.

“Istigazione”

Perché il problema sta proprio qui, evitare “l’istigazione” a mangiare il gelato in strada, anche se lontano dal punto in cui si è acquistato. E la paletta sarebbe considerata, appunto, l’elemento per trasgredire le norme da zona rossa. Tanto che, nei giorni scorsi, un locale non ha dato le palette. «Peccato, però, che ho visto gente piegare il coperchio di plastica e usarlo come cucchiaino per mangiare il gelato», racconta Alberto Minuti della gelateria Via Gotti, che nei giorni scorsi non ha consegnato le palette ai clienti, assistendo a scene del genere. «Da un confronto con la polizia municipale – aggiunge il gelataio – abbiamo ottenuto il chiarimento che aspettavamo e ora consegniamo palette monouso chiuse ermeticamente, avvolgendole nella carta stagnola con cui ricopriamo la coppetta con sopra il tappo. Nel Dpcm con cui viene regolamentato il commercio in zona rossa non ci sono indicazioni di questo tipo, né sono indicati i metri di distanza da tenere rispetto al locale dove si è comprato il prodotto. Ma servono indicazioni per evitare problemi a noi negozianti e ai clienti».

Decisione anticipata

Quello del cucchiaio in plastica monouso e chiuso nella bustina è il metodo scelto dalla gelateria Carapina 31 sul Piazzone già da quando Pontedera è passato dalla zona gialla a quella arancione. «Per evitare guai a livello igienico abbiamo scelto quella strada – sottolinea Jamie Deri –. Negli ultimi giorni, però, è stato messo in dubbio poter dare le palette ai clienti per evitare che mangiassero il gelato in strada e non a casa o in auto. Una situazione che, invece, si vede quotidianamente con persone che bevono il caffè o fumano una sigaretta all’aperto. È chiaro che il concetto sia evitare che venga abbassata la mascherina. Ma serve anche un compromesso per evitare di danneggiare ulteriormente le attività commerciali come le nostre». “Passione gelato” in piazza Cavour utilizza il sistema della paletta avvolta nella stagnola che chiude la “confezione” del gelato. «In questa maniera rispettiamo le indicazioni – dicono dal locale – anche se i costi aumentano e non agevoliamo di certo gli affari. La nostra idea è anche quella di offrire un servizio alla città che, altrimenti, sarebbe ancora più desolata». Dal comando della polizia municipale spiegano che «devono essere rispettate le indicazioni del ministero per l’asporto, evitando ogni elemento che presupponga, invece, la somministrazione».

Sistemi diversi

Uscendo dai confini di Pontedera, poi, troviamo rimedi diversi. Da “Biscuit” a Bientina spiegano che «la paletta viene data in una busta di carta chiusa con il nastro adesivo con il coperchio che viene posizionato sopra la coppetta». Anche Paola Neri della gelateria “X tutti i gusti” di Vicopisano racconta di «inserire la paletta in una busta di carta» e di avere «coperchi di varie dimensioni a seconda della quantità di gelato richiesta dal cliente». Giada Riccetti della gelateria “Le gemelline” di Perignano fa una “vera” confezione d’asporto: «Mettiamo la coppetta del gelato chiusa con un tappo, la cialda e la paletta non chiusa da plastiche in una busta di carta. E, come ci ha chiesto la polizia municipale, invitiamo i clienti a consumare in auto o a casa. Ma è praticamente impossibile controllare dove vanno a mangiare il gelato». —