Addio ad un noto imprenditore, costruì l’azienda dal nulla

San Miniato, dal contagio al decesso in 10 giorni. Il figlio: «Dal ricovero non abbiamo più potuto sentirlo, grazie a chi ci è stato vicino»

I sintomi sono arrivati all’inizio del mese scorso. Spossatezza, febbriciattola, fatica a respirare. Senza la memoria del Covid che non dà tregua da oltre un anno, uno avrebbe pensato a un malanno di stagione. La storia era un’altra è l’epilogo è arrivato sabato.

Giorgio Padovani è entrato all’ospedale di Empoli il 25 marzo dopo aver salutato moglie e figlio. Un accomiatarsi più con lo sguardo che con le parole.


Da allora non l’hanno più visto, né sentito fino alla telefonata di sabato che ha spento ogni speranza di riportarlo a casa.

Colpito dal morbo di Parkinson da tempo, Padovani è stato uno di quei personaggi, figli genuini di una terra laboriosa e ricca di opportunità, capaci con ingegno e voglia di fare di costruire dal nulla un’azienda tra le più affermate nel settore dei macchinari per concerie, l’Officina Gbl di Ponte a Egola.

Se ne è andato a 78 anni in un letto del San Giuseppe di Empoli. Ieri l’ultimo saluto, in forma privata, al cimitero di Balconevisi, la sua frazione del cuore. Così aveva chiesto ai familiari prima ancora che il coronavirus lo piegasse fino al punto di dover essere ricoverato per un recupero che alla fine non c’è stato.

Il nome dell’imprenditore allunga la lista delle vittime positive al Covid.

Lascia la moglie Bianca Rosa e il figlio Filippo che da anni porta avanti l’attività di famiglia con Alberto, il figlio dell’altro socio storico della Gbl, Brunero Campinoti.

Un passaggio generazionale che fotografa nascita e crescita di una realtà imprenditoriale che nelle sue dinamiche è nel dna del comprensorio del cuoio.

«Purtroppo papà da tempo aveva il Parkinson e quindi non potevamo sentirlo al telefono – spiega Filippo Padovani –. Dall’ospedale tutti i giorni in modo davvero cortese ci tenevano informati. L’hanno ricoverato il 25 marzo. È stata l’ultima volta che lo abbiamo visto e sentito».

Nel 2017 l’Officina Gbl aveva festeggiato i 45 anni di attività con una festa nello stabilimento di Ponte a Egola. Un party che era stata l’occasione per ringraziare chi, ciascuno nel proprio ruolo, aveva contributo alla crescita dell’azienda.

Il simbolo di quel successo fu la foto in bianco e nero dei soci fondatori alle prese con i macchinari dell’epoca.

Avevano iniziato sporcandosi le mani, Giorgio Padovani e il culto del lavoro con il sacrificio come regola per far funzionare l’impresa lo aveva tramandato al figlio.

«La Gbl è una delle storiche realtà del territorio e rappresenta l’eccellenza nella produzione di macchinari per la conceria al vegetale e di cuoio da suola che l’hanno resa conosciuta e apprezzata in tutto il mondo» è il messaggio-manifesto della ditta.

«Vogliamo ringraziare gli amici di papà e le persone che ci sono state vicino» conclude il figlio Filippo. —

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