Saline si ribella a Volterra: "Noi siamo il paese del sale il Comune ritiri la delibera"

La cascata del sale nella fabbrica Locatelli di Saline

Bocciata la scelta di legare al nome del capoluogo il simbolo della frazione La Pro loco: "È nostro, come il territorio da valorizzare. La città ha già tanto" 

VOLTERRA. «Il sale è nostro. Volterra ha tante altre ricchezze. Il Comune deve ritirare quella delibera». Il campanilismo tra la frazione e il capoluogo si riaccende nel periodo di Pasqua. E stavolta non c’è di mezzo un pallone. Niente a che vedere con i sentitissimi derby calcistici. Ma è comunque una questione di identità, orgoglio, storia e tradizione che si intrecciano.

Tutto nasce con la delibera approvata dalla giunta guidata dal sindaco Giacomo Santi un mese fa e che di fatto rende Volterra “Città del sale”: «Un modo per ufficializzare e sottolineare la simbiosi tra la città e il sale, estratto dalle profondità della terra, che rappresenta un valore identitario inestimabile e uno straordinario patrimonio culturale», spiegava l’amministrazione comunale annunciando il via «un percorso di valorizzazione del patrimonio storico, culturale, turistico, paesaggistico ed eno-gastronomico collegato alla produzione», ricordando che «la storia di Volterra è legata anche alla storia della sua salina e della frazione di Saline».


Un progetto che però non è proprio andato giù alla Pro loco di Saline. Che ha affidato il suo pensiero a un post su Facebook: «Più il tempo passa e più questa storia di “Volterra Città del sale” non ci va giù. Non per un bieco campanilismo, ma perché da quello che emerge sia dal comunicato del Comune, sia dalla delibera si vuole raccontare una storia parziale, partigiana e depurata di tutti quegli aspetti scomodi e sconvenienti che è bene dimenticare o rimuovere». Quindi l’associazione ripercorre la storia «di un glorioso sviluppo industriale avviato da Pietro Leopoldo Granduca di Toscana, poi sviluppata grazie ai Monopoli di Stato che ha dato lavoro, istruzione, benessere».

Ma ricordando anche che poi «con la sottoscrizione segreta e sottaciuta alla popolazione del famigerato accordo Monopoli–Solvay del ‘96, la storia è cambiata, nel giro di pochi anni lo stabilimento della Salina è stato progressivamente svuotato di persone e lavoro, gli immobili dei Monopoli sono stati lasciati a marcire e franare e ci siamo fatti portare via, senza ottenere niente in cambio. Quando si parla di “Volterra Città del sale” non si può nascondere questa realtà. Una valorizzazione deve partire dal riconoscimento formale ed ufficiale di Saline come “Paese del sale”, luogo in cui riscoprire e valorizzare un’eccellenza tutta nostrana, grazie anche alla disponibilità che ha dimostrato la famiglia Locatelli nei confronti dello stabilimento, sia dal punto di vista industriale, sia da quello culturale, con le aperture straordinarie che hanno richiamato migliaia di persone a visitare lo stabilimento. Per realizzare questo obiettivo è necessario dare dignità ad un luogo chiamandolo per nome: è Saline ad essere il Paese del sale, luogo che ha avuto una storia ed un’evoluzione socio–culturale tutta sua e diversa rispetto anche a quella che 10 chilometri più in su aveva Volterra».

«Noi, come Pro loco siamo disponibili a metterci in campo con azioni concrete. Volterra è già città dell’alabastro, ha dato i natali ad artisti, ha ispirato poeti e scrittori: crediamo che il sale possa essere lasciato ai salinesi. Rivolgiamo quindi un invito ed un appello all’amministrazione comunale: modifichi la delibera da “Volterra - Città del sale” a “Saline - Paese del sale”, e provveda a reinstallare i cartelli all’ingresso del paese (“paese del sale più puro d’Italia”), spariti 2 anni fa. E coinvolga le associazioni del territorio in un piano di rilancio». Semplicemente perché, come aggiunge il presidente Enrico Grilli, «se si vuole valorizzare una risorsa, bisogna partire da dove viene estratta: e qui c’è un legame inscindibile tra stabilimento e paese. E viceversa. Ma ad oggi chi arriva a Saline non capisce neanche da dove deriva il nome».