Muore con il Covid ex presidente della prima coop di San Miniato Basso

san miniato. «Uno degli ultimi contadini di San Miniato Basso, come lo si era una volta, dediti tutta la vita alla terra». C’è tanta nostalgia nel ricordo che i sanminiatesi e “pinocchini” d’altri tempi dedicano in queste ore a Paolo Nacci, 90 anni, la 54ª vittima del Covid nel comune. Una vita passata con umiltà e tanta riservatezza, fra i pochi legami autentici che lo hanno visto protagonista di tempi vivi nei ricordi di chi ha visto un mondo che non c’è più, in quel Comprensorio del dopoguerra che si dava un gran da fare a ricostruire.

È di quell’epoca l’impegno per cui Nacci era ancora ricordato nella frazione, che lungo la Tosco Romagnola aveva visto sorgere la prima Casa del Popolo e la vicina Cooperativa di Consumo. Proprio in quella prima “Coop” “Naccino”, come in tanti affettuosamente lo ricordano e lo chiamavano, era stato presidente.


Una realtà che di lì a poco sarebbe esplosa con il boom dei consumi e con il processo federativo che portò alla Coop del Valdarno. «Erano gli anni in cui le cooperative si diffondevano, sempre insieme ai circoli – ricorda Anna Gaetani, oggi presidente del circolo Arci di San Miniato Basso –. Lui fu presidente proprio in quel periodo, accanto al circolino. Quando le cooperative erano ancora delle grandi botteghe, dove le persone si facevano segnare nel quaderno dei conti. Altri tempi».

Dopo la nascita della Casa Culturale, vennero anche gli anni dell’impegno politico, sempre e solo da militante, nel Partito Comunista Italiano. «Eravamo allora su fronti politici molto diversi – ricorda, commosso, Bruno Spagli, fra i fondatori della Casa Culturale –. Eppure eravamo amici e così siamo stati per una vita. Si è sempre dato un gran da fare mettendosi a disposizione degli altri, con volontà e serietà, andando anche oltre gli steccati e le divisioni politiche che in quegli anni si nutrivano di passioni forti».

Un aiuto alla fondazione di quel grande progetto, la Casa Culturale, a cui Nacci contribuì sempre come volontario e poi come frequentatore.

«Era una persona molto riservata e generosa» ricordano oggi gli amici. Una vita spentasi, dopo un breve decorso, all’Ospedale San Giuseppe di Empoli. —

Nilo Di Modica

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