La rabbia dei no-discarica scende in piazza: «Sulla Grillaia avete alzato bandiera bianca»

L’assemblea pubblica a Chianni. Tarrini si difende attaccando: «Messi all’angolo dalla Regione. Ora non possiamo far altro che gestire al meglio la situazione»

Chianni, il botta e risposta tra il sindaco e il no Grillaia

Chianni. «Il Comune di Chianni ha speso 200mila euro in ricorsi in questi anni. Sono tutti soldi persi e uno nuovo ne farebbe perdere altri ancora. Hai capito o no? Noi abbiamo il nostro legale e io mi fido più di lui che di te. Fai pure il tuo ricorso, mi auguro che tu riesca a vincere. Poi mi spieghi cosa ci fai in quella buca. La Grillaia è un problema che da 23 anni tutti hanno nascosto come polvere sotto il tappeto. Hai capito? Non penso, anche se parli come se tu fossi un ingegnere. Sei figlio di un contadino? Eh, si vede».

Le parole sono del sindaco Giacomo Tarrini e arrivano al termine di un’assemblea pubblica che, in piazza della Chiesa, ha visto i toni scaldarsi con il passare dei minuti. Non le rivolge a un cittadino di Chianni, ma a Luca Picchi, residente a Terricciola ma tra i promotori del ricorso legale al consiglio di Stato (ora “retrocesso al Tar) per far ritirare la delibera della giunta regionale. Quella che autorizza la proprietà della discarica a conferire 270mila metri cubi di amianto.

«Sono figlio di un contadino e me ne vanto – è la risposta di Picchi –. Mio padre sopra una discarica come quella non ci avrebbe messo neppure un capanno. Voi state accettando, dite di voler gestire ma è una resa a tutti gli effetti, una montagna di eternit. Voglio capire se voi avete una soluzione o se siete parte del problema».

Le posizioni di ieri, esplicitate nel centro storico chiannerino con toni accesi come nello “scontro” tra Tarrini e Picchi, sono emerse nel corso dei vari interventi tra l’amministrazione e la settantina di persone che hanno sfidato una giornata di marzo fredda come in pieno inverno.

«Non ci sono vie d’uscita al conferimento di eternit – ha detto senza troppi giri di parole Tarrini –. Vogliamo fare chiarezza sul futuro, non parlare di illusioni o ipotesi puramente utopistiche. La realizzazione di questo progetto, ora, ci deve vedere partecipi, monitorando costantemente la situazione. Uno dei nostri obiettivi sarà chiedere alla proprietà di accorciare i tempi di conferimenti. Sono 6 anni più due di “capping”. Ho sentito in giro e letto sui social molte persone dire che noi abbiamo steso i tappeti rossi anche alla nuova proprietà, il Gruppo Vergero. Chi dice questo, chi attribuisce alla nostra amministrazione delle responsabilità, si deve vergognare. Noi abbiamo ereditato e subito questa situazione, ma la responsabilità, politica, non è legata a noi».

Tarrini, dopo un’ampia introduzione sui fatti recenti, incluso il racconto del primo incontro e la conferenza stampa col Gruppo Vergero, che ha dichiarato di aver acquisito il 60% della Nuova Servizi Ambiente di Mario Giusti, ha puntato il dito contro la Regione. Rea di non aver trovato una soluzione definitiva. «In tutti i tavoli e in tutte le conferenze di servizio la soluzione finale restava sempre il conferimento dell’amianto» ha detto ancora il sindaco.

Sulle responsabilità della Regione c’è stato uno dei pochi elementi di contatto con i cittadini che dicono no alla riapertura. «La Regione dice che ora è tutto a posto. Dopo tutti questi anni dobbiamo fidarci? – ha detto Stefano Gonnelli, altro firmatario del ricorso –. E dobbiamo fidarci di una proprietà che ha detto che farà il bene del territorio? Quando, invece, verrà a fare business e non potrà garantire nulla proprio ai cittadini che vogliono, invece, agricoltura biologica, turismo responsabile e un tipo di economia diversa dai rifiuti». –

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