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Falso bio, inchiesta chiusa: chi sono i 15 indagati e le accuse

La contestazione è quella di aver architettato e gestito una sofisticazione alimentare a livello industriale di succhi, confetture e conserve alimentari

SAN MINIATO. Chiusa l’inchiesta “Bad juice” con quindici indagati accusati, con ruoli e responsabilità diverse, di aver contributo a mettere in commercio succhi di frutta sulla carta biologici, ma in realtà prodotti con materie prime di scarto.

Nessun danno per la salute. La contestazione è quella di aver architettato e gestito una sofisticazione alimentare a livello industriale di succhi, confetture e conserve alimentari. I reati vanno dall’adulterazione e sofisticazione alimentare all’autoriciclaggio e alla frode in commercio con l’aggravante dell’associazione a delinquere.


L’avvio di chiusura delle indagini è l’ultimo passaggio che anticipa la richiesta di rinvio a giudizio della Procura per l’operazione che nel giugno 2019 portò a nove arresti e al sequestro di centinaia di tonnellate di prodotto ritenuto adulterato.

Un’indagine coordinata dal sostituto procuratore Giovanni Porpora e resa operativa dal personale dell’ispettorato centrale della tutela della qualità e repressione frodi dei prodotti agroalimentari del ministero delle Politiche agricole e dalla Guardia di finanza pisana.

Nei giorni scorsi il Tribunale del Riesame ha confermato il sequestro per 2,9 milioni di euro nei confronti delle aziende trentine Dolomiti Fruits Srl e Dolomiti Fruits Service Srl con l’accusa di false fatture (2,4 milioni contestati a Dolomiti Fruits Srl e 500 mila euro a Dolomiti Fruits service Srl)

Una copertura “cartacea” per garantire un’apparenza documentale su qualità e provenienza di un prodotto che per l’accusa non era quello per cui veniva proposto e venduto in negozi e supermercati.

Prodotti che poi sarebbero stati venduti ad aziende piuttosto in vista nel panorama italiano della filiera bio, ignare di ricevere un prodotto scadente.

Sarebbero almeno tre, secondo le indagini, le big del settore danneggiate che potranno costituirsi parte civile. Ditte che compravano la materia elaborata per realizzare composte e confetture senza zuccheri aggiunti, di primissima qualità.

Senza saperlo, invece, si ritrovavano un composto zuccherato, scadente e contraffatto.

L’ultimo sequestro è uno sviluppo delle indagini che vedono al centro del presunto giro di contraffazione dei succhi di frutta biologici la Italian food di San Miniato.

I due principali indagati, accusati di essere i dominus della contraffazione alimentare e dell’associazione a delinquere, sono considerati i fratelli Walter e Giorgio Buonfiglio, di 57 e 52 anni, imprenditori e titolari della Italian Food di San Miniato.

Ecco gli indagati: Tiziana Poppa, 47 anni, di Calcinaia; Gerardo Luciano, 66 anni, di Solofra (Avellino); Agostino Contursi, 57 anni, di Nocera Inferiore; Ciro Barba, 61 anni, di Nocera Inferiore; Antonino Lo Vullo, 34 anni, di Santa Croce sull’Arno; Michele Giustignani, 47 anni, di Pontedera; Maria Policastro, 47 anni, di Castelfranco di Sotto; Beatrice Caponi, 40 anni, di Pontedera; Franz Schweigkofler, 56 anni, residente in provincia di Bolzano ai vertici della Dolomiti Fruits prima delle dimissioni avvenuta nel dicembre scorso dopo il sequestro; Alessandro Cammelli, detiene un altro 20% della società trentina e riveste il ruolo operativo di responsabile logistica e amministrazione; Martino Medri, 79 anni, residente in provincia di Ravenna; Mariateresa Oliva, 31 anni, di Nocera Inferiore; Alexander Ramovic, serbo, ritenuto uomo di fiducia all’estero dei fratelli Buonfiglio. —

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