Grillaia, il summit decisivo è virtuale: la Regione convoca i sindaci

Serve una soluzione in tempi rapidi per scongiurare l’arrivo dei camion con l’amianto: riunione con l’assessora Monni

CHIANNI. L’appuntamento è fissato per il tardo pomeriggio di mercoledì 24 febbraio. Sarà una riunione virtuale fiume, nella quale si capirà molto del futuro della discarica Grillaia e di un territorio che dal 1998 sta portando avanti una battaglia per la sua chiusura definitiva.

Tra poco più di 24 ore, dunque, i sindaci di Chianni, Terricciola e Lajatico saranno collegati con l’assessora all’ambiente Monia Monni per capire quali soluzioni tecniche possano essere trovate per scongiurare l’arrivo di 270mila metri cubi di amianto. Monni, poi, dovrà anche spiegare il dietrofront della Regione sulla possibilità di investire risorse per l’acquisto della discarica, scelta che il 22 dicembre scorso una mozione votata in consiglio regionale sembrava dare per certa e che ora, invece, l’assessore all’ambiente definisce senza dubbio una via non percorribile.


«La risoluzione impegna presidente e giunta regionale a intervenire sulla proposta di legge regionale di cui in oggetto, valutando la possibilità di sostenere finanziariamente il percorso per procedere alla definitiva chiusura della discarica in argomento – si leggeva nella nota a firma di Monia Monni –. La risoluzione in questione non è di fatto attuabile in quanto, trattandosi di una discarica esclusa dalla pianificazione pubblica, quindi di proprietà privata e sottoposta a regole del mercato, non può essere oggetto di un provvedimento di chiusura anche indirettamente sostenuto finanziariamente da parte della Regione Toscana».

C’è da capire se, in una lunghissima e complessa partita a scacchi tra istituzioni, proprietà e cittadini, questa sia stata una mossa per far uscire allo scoperto la Nuova Servizi Ambiente.

La proprietà della discarica, infatti, ha ancora tre mesi per portare a termine i lavori sul sito in grado di renderlo pronto all’arrivo dei camion di amianto. Lavori che, almeno negli ultimi mesi, sembrano essere rallentanti, se non congelati, in attesa che ogni tipo di trattativa di vendita potesse andare a termine.

Una cosa, infatti, è certa: la proprietà, prima di investire milioni di euro sul sito, vuole essere certa, e questo è più che comprensibile, che i conferimenti di amianto inizino senza intoppi.

In tal senso le voci di protesta dei cittadini, ultima in ordine di tempo quella di domenica mattina a Chianni del Gruppo Zero, e le promesse di incatenarsi di nuovo ai cancelli spingono alla prudenza. La Nsa ha dichiarato più volte di voler vendere, ma di non aver mai ricevuto una proposta concreta da parte della Regione e di nessun altro ente. La vendita, e questo sarà un altro dei temi al centro dell’incontro di domani tra Monni e i tre Comuni dell’Alta Valdera, non è comunque la soluzione al problema.

Serve un atto di esproprio e l’unico ente che può farlo è il Comune di Chianni. Il sindaco Giacomo Tarrini, però, non si muoverà fino a che non ci sarà un progetto pubblico, o misto privato-pubblico, in grado di dargli garanzie. Anche perché la gestione trentennale e il post mortem sono un peso enorme per un amministrazione piccola come quella di Chianni.

Quale via d’uscita allora? Difficile disegnare nuovi scenari, ma quasi certamente il prossimo presidio del Gruppo Zero sarà a Terricciola e in quell’occasione il sindaco Mirko Bini potrebbe relazionare i cittadini sugli ultimi sviluppi.

Con la speranza di ottenere un risultato diverso dal febbraio 2020, quando alla vigilia dell’esplosione della pandemia in Italia, l’ultima conferenza di servizio portò a un nulla di fatto seguito, a maggio, con l’approvazione del progetto di messa in sicurezza con l’amianto. —

Alessandro Bientinesi

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