Ex Lenzi, la bonifica a carico della curatela fallimentare

L’ex vetreria-marmeria Lenzi

Il Consiglio di Stato accoglie il ricorso del Comune di Casciana terme Lariu dopo il verdetto opposto del Tar. La fonte di inquinamento più preoccupante è la copertura in fibra di amianto

CASCIANA TERME LARI. Quella bomba ecologica va messa in sicurezza. E l’onere dell’intervento è a carico della curatela fallimentare. Il Consiglio di Stato accoglie il ricorso del Comune di Casciana Terme Lari sul caso dell’ex vetreria-marmeria Lenzi di Casciana, blocco di cemento e amianto tra via XXIV e via Alighieri, e scrive la parola (si presume) definitiva sull’annosa vicenda. Non è solo un graffio al decoro urbano quel rudere da archeologia industriale. Oltre 2.800 mq di superficie complessiva e 1.600 mq di capannone artigianale con tetto in eternit sono una fonte di inquinamento certificata da Asl e Arpat.

Ora il secondo grado della giustizia amministrativa definisce a chi spetta farsi carico non solo di rendere sicuro il lotto in malora, ma anche di smaltire la copertura cancerogena le cui polveri di fibra di amianto sono una minaccia per la salute del piccolo centro.


L’ordinanza firmata dal Comune nei confronti della curatela della Edil Blu Srl di Brescia era stata impugnata dal curatore che al Tar aveva ottenuto soddisfazione.

«Non spetta alla curatela pagare la bonifica» era stato il senso della sentenza che il Consiglio di Stato adesso ribalta.

Secondo il Comune per questa fonte di inquinamento la curatela risponde non come semplice “detentrice” del rifiuto (amianto, ndr) bensì come vera e propria “produttrice” «avendo contribuito - col proprio comportamento omissivo – a far verificare l’evento dannoso».

La rottura della copertura d’amianto si era verificato nel 2014 quando nel 2011 la curatela a seguito di attività di monitoraggio aveva accertato l’assenza di danneggiamento dei materiali inquinanti.

Per il Consiglio di Stato «l’amministrazione ha legittimamente imposto le categorie di oneri esigibili dal curatore, perché l’attività da compiere, con i relativi costi a carico mira a impedire l’accesso ai fondi da parte di terzi e a prevenire situazioni di danno o di pericolo per la pubblica incolumità, come ad esempio le situazioni di crollo o di precarietà statica».

Stimato in circa 800 mila euro il valore del bene, le perizie hanno indicato in 150-200 mila euro il costo dello smaltimento dei terreni e in 30-50 mila le spese tecniche e professionali per la bonifica.

«Dalla ricerca, caratterizzata anche da carotaggi, microcarotaggi e prelievi manuali, è emerso, tra gli altri aspetti, che i lavori rilevati, ascrivibili ad una contaminazione storica associata alle attività della ex Vetreria Lenzi, al momento attuale non sono tali da suggerire la necessità di attivare misure di prevenzione o interventi in messa sicurezza d’emergenza, né tali da comportare rischi di aggravamento della contaminazione» spiegano i giudici.

L’ecomostro non trova acquirenti e continua a campeggiare in pieno centro.

Simbolo di un recupero naufragato con il fallimento della società che avrebbe voluto realizzare un edificio suddiviso in 24 unità immobiliari: 20 destinate ad abitazioni civili e 4 a uffici. Previsti anche la cessione di tre posti auto, aiuole e marciapiede sulla via Dante Alighieri e sulla via XXIV Maggio e l’esecuzione di opere di urbanizzazione. Illusioni rimaste sulle carta. Così come continua a svettare il fabbricato in disuso con il suo tetto d’amianto in mezzo alle case.