Si schianta contro lo spartitraffico killer: «Potevo morire, piango e penso a Marco»

La Toyota distrutta di Sara e lo spartitraffico contro il quale è andata a sbattere

Pontedera, l’auto della donna è andata a sbattere in uno dei dissuasori costato la vita al barista 4 mesi fa. Il suo racconto

PONTEDRERA. «Non riesco a dormire, ripenso a quel momento e mi sveglio nel panico. E poi mi viene in mente quel povero ragazzo. Ho pianto, sono ancora scossa. Ho avuto paura di morire. E se avessi viaggiato su un’altra macchina probabilmente oggi non sarei qui. All’amministrazione comunale dico solo di togliere quella barriera di cemento, è troppo pericolosa».

Sara ha lividi su tutto il corpo. Il referto parla di due settimane di prognosi. Poi un altro controllo medico. Perché la botta che ha preso è stata forte. «È stato come schiantarsi contro un muro. Un colpo tremendo, ho sentito la macchina accartocciarsi e gli airbag esplodere. Sono uscita dall’auto confusa, non capivo niente. Per fortuna un ragazzo ha visto tutto dal terrazzo di casa sua ed è sceso a soccorrermi». È la serata di venerdì e Sara Nardi Marmeggi, 32 anni, di Pontedera, sta rientrando a casa. «Ero in via Veneto, davanti allo stadio comunale. Con la pioggia forte non ho visto il dosso, e quando ci sono passata sopra mi sono spaventata. Ho perso il controllo della macchina – racconta – e sono finita contro lo spartitraffico».


L’incidente di Sara è avvenuto a poche decine di metri da quello che – il 25 settembre scorso – è costato la vita a Marco Del Rosso junior, barista 30enne di Bientina. Anche Marco era andato a sbattere contro il blocco colorato di giallo che divide la carreggiata, installato dal Comune in seguito a un’ordinanza del 2019. «Non ho capito a cosa serve esattamente – continua la giovane –, probabilmente a evitare che le auto facciano inversione di marcia. Ma non si può mettere un muretto di cemento su una strada tanto battuta come via Veneto. È davvero troppo rischioso».

Subito dopo lo schianto, Sara viene avvolta dal panico. «Si sono attivati tutti gli airbag, anche quello sotto al sedile, che probabilmente ha evitato che mi fratturassi le gambe. Ho sentito un odore di polvere da sparo, causato dall’entrata in azione del sistema di sicurezza. Mi sono spaventata, ho pensato che l’auto (una Toyota Hybrid, nda) prendesse fuoco. Ho raccolto le mie forze – continua la 32enne di Pontedera – e sono riuscita a scendere. Sono stata subito soccorsa da un uomo, e mi sono fatta accompagnare a casa. Volevo solo sentirmi al sicuro». Dopo alcune ore, però, Sara inizia ad avvertire diversi dolori, soprattutto al torace. E decide di ricorrere alle cure dell’ospedale.

«In un primo momento l’adrenalina e lo spavento mi hanno anestetizzata, ma poi mi sono sentita male e ho chiesto a mia mamma di portarmi al pronto soccorso. Ricordo tutto con lucidità, tranne alcuni momenti di vuoto totale. C’è una parte di me che vuole dimenticare». In quattro mesi è il secondo incidente grave in via Veneto. Sempre a causa del “nuovo” spartitraffico. «Avrei dovuto prestare maggiore attenzione alla guida – dice ancora Sara Nardi Marmeggi –, ma se il new-jersey non fosse stato di cemento le cose sarebbero andate diversamente. In quella strada si rischia la vita». Sara dice di aver pensato molto al tragico episodio in cui è rimasto coinvolto mortalmente Marco Del Rosso. «Avrei potuto fare la sua stessa fine. Lo conoscevo di vista e la mente, da venerdì sera, torna spesso a quella notte di settembre. Mi è andata bene. Spero solo – conclude – che le istituzioni trovino una soluzione alternativa a quello spartitraffico. Non può restare lì. È un’arma letale». —

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