Caso rifiuti, la Nsa: «Siamo pronti a vendere la Grillaia ma non sono mai arrivate offerte scritte»

Parla la proprietà del sito: «Il tempo sta per scadere: entro fine mese i lavori devono ripartire o saremo inadempienti»

CHIANNI. «Siamo la proprietà della discarica, abbiamo saputo che in queste settimane c’è stato un nuovo interesse a comprare la Grillaia. Noi siamo disponibili, lo siamo sempre stati. La trattativa va avanti da molto tempo ma, a oggi, non ci sono offerte scritte e il tempo sta scadendo: entro fine mese dobbiamo entrare nella parte conclusiva dei lavori di messa in sicurezza, altrimenti saremo inadempienti con la delibera della Regione Toscana».

Parole chiare quelle che arrivano dalla Nuova servizi ambiente (Nsa). La società di Mario Giusti rompe gli indugi in mezzo a un rincorrersi di voci, incontri, dichiarazioni di politici e ricorsi legali da parte di associazioni e cittadini. La posizione della proprietà della Grillaia è chiara: il conferimento dell’amianto sarebbe dovuto iniziare entro fine gennaio. La Nsa, però, dopo aver ripreso i lavori alla discarica durante l’estate, ha rallentato di nuovo il passo in attesa di capire gli sviluppi dopo le elezioni regionali. Entro il 25 maggio, però, i lavori di messa in sicurezza, a un anno esatto dalla delibera della giunta regionale che darà il via alla riapertura del sito e alle 300. 000 tonnellate di rifiuti, la maggior parte amianto, dovranno essere completati. Fine dei giochi.


Quanto manca per avere un sito in grado di accogliere tra i cinque e i dieci camion di eternit al giorno? Poco. In tre mesi, al massimo quattro, la Grillaia sarà una discarica con tutte le caratteristiche per conferire rifiuti speciali contenenti amianto. Questo significa che entro febbraio la Nsa dovrà iniziare la fase conclusiva dei lavori.

Tempo scaduto, questa volta per davvero.

Sono tante le voci sulla Grillaia che si rincorrono in questi giorni. Il sindaco di Channi Giacomo Tarrini starebbe lavorando a una trattativa per far sì che fosse proprio l’amministrazione a rilevare il sito. E non la Regione Toscana, che in realtà in consiglio regionale aveva approvato un ordine del giorno con il quale impegnava la giunta a trovare le risorse necessarie per acquisire il sito. I tempi tecnici, con conferenze di servizio e altri tavoli tecnici, potrebbero, però, non bastare.

L’apertura della proprietà verso una possibile vendita c’è sempre stata, almeno ufficialmente. Ma non è mai stato fissato un prezzo. Si parla di una richiesta inizialmente intorno al milione di euro, poi salita a tre e arrivata, in particolare dopo l’approvazione della delibera di giunta, a 10 milioni. A fronte di un’offerta attuale della Regione di 3 milioni che, però, nessuna delle parti ha confermato.

Proprio il balletto delle cifre è, forse, il capitolo finale della vicenda che si trascina da più di 20 anni. Da entrambe le parti: se c’è un prezzo di vendita, perché non definirlo e renderlo pubblico da parte della proprietà? Nessun obbligo, ovviamente, ma visto che la questione è indiscutibilmente di interesse pubblico, perché non fare tutto alla luce del sole? Dall’altro lato le istituzioni hanno perso tanto, troppo tempo.

E il pericolo è che il tempo, ora, sia davvero scaduto. C’è ancora il ricorso al consiglio di Stato, poi dirottato al Tar, dei cittadini. Che ha fatto guadagnare tempo, ma da qui al 25 maggio il sito deve essere messo in sicurezza. A meno di clamorosi colpi di scena che potrebbero rendere proprio quella delibera del maggio scorso carta straccia.

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