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Falsi prodotti bio, bloccati i conti corrente di due aziende. Ecco chi sono i 14 indagati

Sviluppi nell’inchiesta “Bad juice” su un presunto giro di sofisticazioni alimentari nei succhi di frutta alla mela: sequestrati beni per 3 milioni di euro

SAN MINIATO. Una copertura “cartacea” per garantire un’apparenza documentale su qualità e provenienza di un prodotto che per l’accusa non era quello per cui veniva proposto e venduto in negozi e supermercati.

È un sequestro per circa 3 milioni di euro quello chiesto e ottenuto nei giorni scorsi dalla Procura nell’inchiesta “Bad juice” che nel giugno 2019 portò all’arresto di nove persone e che al momento conta sedici indagati per reati che vanno dall’adulterazione e sofisticazione alimentare all’autoriciclaggio e alla frode in commercio con l’aggravante dell’associazione a delinquere. Si tratta di uno sviluppo delle indagini che vedono al centro del presunto giro di contraffazione dei succhi di frutta biologici la Italian food di San Miniato.


Le due aziende colpite dal provvedimento del gip del Tribunale di Pisa hanno sede in provincia di Trento. Tra conti correnti e immobili il blocco dei beni raggiunge proporzioni milionarie, in linea con il volume dell’operazione seguita da almeno due anni dal personale dell’ispettorato centrale della tutela della qualità e repressione frodi dei prodotti agroalimentari del ministero delle Politiche agricole e la Guardia di finanza pisana.



Le aziende hanno fatto ricorso al Tribunale del Riesame (presidente Dani, a latere Iadaresta e Grieco) contro il sequestro di soldi e fabbricati. Il sostituto procuratore Giovanni Porpora, titolare dell’inchiesta, nel suo intervento ha ribadito la necessità di mantenere il vincolo del sequestro sui beni a dimostrazione del profilo di responsabilità penale in capo alle due aziende e ai rispettivi legali rappresentanti. L’avvocato Andrea Callaioli ha rappresentato le ragioni delle società coinvolte nel sequestro e ritenute partecipi a pieno titolo nell’associazione a delinquere finalizzata a immettere sul mercato succhi di frutta biologici prodotti con materie prime di scarsa qualità e lontane dai requisiti bio.

Secondo la Procura le aziende trentine, impegnate nella lavorazione dei succhi di frutta, avrebbero emesso false fatture per milioni di euro in modo da far risultare il prodotto biologico ed europeo quando in realtà era scadente e addizionato con sostanze chimiche.

Sono indagati con ruoli e responsabilità diverse Tiziana Poppa, 47 anni, di Calcinaia;Gerardo Luciano, 66 anni, di Solofra (Avellino); Agostino Contursi,57 anni, di Nocera Inferiore; Ciro Barba, 61 anni, di Nocera Inferiore; Antonino Lo Vullo, 34 anni, di Santa Croce sull’Arno; Michele Giustignani, 47 anni, di Pontedera; Maria Policastro, 47 anni, di Castelfranco di Sotto; Beatrice Caponi, 40 anni, di Pontedera; Franz Schweigkofler, 56 anni, residente in provincia di Bolzano; Martino Medri, 79 anni, residente in provincia di Ravenna; Mariateresa Oliva, 31 anni, di Nocera Inferiore; Alexander Ramovic, serbo, ritenuto uomo di fiducia all’estero dei fratelli Buonfiglio, Walter, 57 anni, di Ponsacco e Giorgio, 52, accusati di essere i dominus della contraffazione alimentare attraverso la Italian food. —

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