Scoperta una casa di riposo abusiva: ci vivevano sette anziani ultra 80enni

La Procura ha aperto un’inchiesta dopo che uno degli ospiti era stato soccorso ed era stata notata l’anomala convivenza

CRESPINA LORENZANA. La grande casa di proprietà dell’azienda agricola “Il Fondino” in via La Leccia a Cenaia da alcuni mesi era diventata una Rsa. Sette gli ospiti trovati dai carabinieri del Nas di Livorno, dai colleghi della compagnia dell’Arma di Pontedera e dal personale dell’Asl Toscana Nord Ovest quando, l’altra mattina, di buon’ora, è scattato il blitz in quella che almeno al primo impatto pare essere una casa di riposo abusiva a tutti gli effetti. 

A chiedere l’intervento dell’Arma è stata l’Asl dopo che aveva scoperto, sembra dopo un intervento per soccorrere una delle persone anziane ricoverate, che nella villa c’era una sorta di modello abitativo insolito. Sette anziani, di età compresa tra gli 84 e i 97 anni, per fortuna tutti negativi al Covid-19, abitavano nel grande edificio. «La struttura è risultata priva dei requisiti minimi igienico-sanitari, organizzativi e strutturali e ospitava, con un inadeguato livello di assistenza, anziani non autosufficienti», ha spiegato in una nota il tenente colonnello Michele Cataneo, comandante del Nas di Livorno. I militari hanno infatti riscontrato la presenza di operatori privi di qualifica professionale e carenze nella somministrazione dei farmaci.

Gli ospiti, dopo essere stati sottoposti a tampone Covid, risultato negativo, sono stati spostati, gli ultimi trasferimenti sono terminati nella notte tra lunedì e ieri. Da quanto si è appreso sono stati ricollocati in altre strutture residenziali delle province di Pisa e Livorno, tranne uno che stato preso in carico dai familiari. Sulla vicenda c’è un’inchiesta della Procura della Repubblica di Pisa, seguita dal sostituto procuratore Lydia Pagnini.

La villa risulta di proprietà dell’azienda agricola “Il Fondino” che ha la sede legale a Collesalvetti e fa riferimento all’imprenditore del mobile Bruno Londi. Quest’ultimo però era all’oscuro della destinazione d’uso attuale dell’immobile di sua proprietà, che aveva affittato a due pensionate livornesi, Armanda Cantini, classe 1928, e Graziella Pirone, nata nel 1937.

Cosa sia successo dopo che le due “nonne” sono andate ad abitare nella villa dovranno chiarirlo le indagini. Fatto sta che nel tempo a casa delle due pensionate si sono trasferiti anche altri over 80enni. Quando i militari sono entrati hanno trovato una operatrice, una sorta di badante, ad occuparsi dei vecchietti. Gli inquirenti stanno verificando i vari passaggi e quanto spendevano le famiglie degli ospiti per farli vivere nella casa in collina

Il Covid e la strage di anziani che erano ricoverati nelle Rsa ha acceso i riflettori sulle aziende chiamate ad assicurare una corretta erogazione dei servizi di cura e di assistenza a tutela delle persone indifese. Il possibile decadimento assistenziale può inoltre ripercuotersi anche sulle misure di prevenzione del coronavirus, è stato ricordato al termine dell’intervento dell’Arma, con gravi conseguenze sulla incolumità dei soggetti particolarmente vulnerabili.

Il sindaco Thomas D’Addona sta seguendo la vicenda. «Sono stato informato a cose fatte, non avevamo avuto alcuna segnalazione. Aspetto di capirne qualcosa di più».