Il Covid si porta via un pezzo di Staffoli: l’Avis piange Giuliano Masi

Volto noto delle feste organizzate nella frazione santacrocese. L’81enne è morto all’ospedale di Careggi dov’era ricoverato

SANTA CROCE. Maledetto Covid, che l’altra sera si è portato via Giuliano Masi, uno dei personaggi storici di Staffoli, dell’Avis e delle feste paesane che fino all’anno scorso venivano organizzate nella frazione di Santa Croce. L’81enne, che aveva lavorato nel settore conciario, tra cui anche al cuoificio Bisonte di Santa Croce, è morto all’ospedale Careggi di Firenze dov’era ricoverato per le complicazioni causate dal coronavirus. La salma tornerà a Staffoli domani per il funerale che sarà celebrato alle 15.30 nella chiesa del paese.

Durante il lockdown d’inizio anno aveva perso la moglie, Zuma Govi, mentre qualche anno fa era morta sua figlia Monica per una malattia. Giuliano lascia Aurora, la figlia che la moglie aveva avuto da una precedente relazione ma che il pensionato aveva cresciuto come fosse lui il padre.


La famiglia Masi era originaria di Castelnuovo Valdicecina, ma si era trasferita a Staffoli tantissimi anni fa. Tre i fratelli di Giuliano che tuttora vivono nel paese del comune santacrocese: Mauro, Alberto e Aldemaro, conosciuto da tutti come Florio.

Il gruppo dei donatori di sangue dell’Avis di Staffoli era la sua seconda famiglia. Tanto che partecipava a tantissime manifestazioni organizzate dall’associazione di volontariato in tutta la Toscana, portando con sé sempre il labaro, compresi anche gli eventi istituzionali come la Festa delle forze armate o il 25 aprile.

Una figura che ha accompagnato da sempre una delle manifestazioni più importanti, la Sagra della pappardella alla lepre. E proprio dalla pagina Facebook della sagra è arrivato un messaggio-racconto su Masi davvero commovente. «Con Giuliano perdiamo una colonna portante di questa associazione, ma soprattutto una parte di noi. Perdiamo un membro del consiglio direttivo, un volontario insostituibile e una figura storica di riferimento per tutti i volontari. Ci sta portando via troppe persone questo 2020, e non sarà semplice fare i conti con la realtà quando sarà il momento di ripartire e non avremo con noi persone come Giuliano».

Nel post si legge di una sua abitudine, chiudere sempre il cancello del centro Avis se lo trovava aperto. Ma spesso accadeva che ci fosse qualcuno a lavorare e che, in quella maniera, veniva chiuso dentro. «Chissà quanto farà male da domani passare davanti a quel cancello e trovarlo più spesso aperto – si legge nel post sulla pagina Facebook della Sagra della pappardella alla lepre –. No Giuliano, stavolta non ci sei garbato “per niente, per niente, per niente”. Stavolta avremmo voluto noi passare lassù da quel cancello, trovarlo aperto e chiuderlo a chiave. Sapendoti dentro da qualche parte, senza chiavi, per non farti andare via mai».