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Morto a 62 anni, era lo zio del giovane annegato in Arno

All’inizio del mese gli era stato diagnosticato il coronavirus come alla compagna e al padre di lei. Solamente due anni fa il dramma del nipote inghiottito dal fiume

Osman Volpi aveva 62 anni. All’inizio del mese gli era stato diagnosticato il Covid-19, come alla compagna e al suocero di 93 anni che, per fortuna, non hanno avuto gravi complicazioni. Per Volpi invece l’infezione è stata fatale: è andata ad aggiungersi ad un enfisema polmonare e in poco tempo se l’è portato via. Il 62enne, residente nel comune di Cascina, è morto all’ospedale di Cisanello dove è stato ricoverato quando le sue condizioni di salute avevano cominciato ad aggravarsi. Come succede ad altre persone che si scoprono positive al coronavirus, anche Volpi si è trovato in difficoltà quando ha cominciato a respirare male. Il 3 novembre si era sfogato anche su Facebook: «Sto cercando di contattare la mia dottoressa, sono quattro giorni che provo a telefonare, ma mi dà sempre occupato. Sono anche andato nello studio e le ho lasciato un biglietto con scritto il numero telefonico di casa...».

Un disagio, quello espresso dal cittadino, che è comune a tanti pazienti che incontrano il virus. Nessuno in quel momento però poteva immaginare che la situazione precipitasse da un momento all’altro. Oggi quelle parole su Facebook fanno pensare ancora di più alla condizione di solitudine in cui questa pandemia costringe tante famiglie e gli stessi pazienti che, per malattie pregresse, sono esposti di più ai rischi del coronavirus.


Ieri, appena si è diffusa la notizia della morte di Volpi, molti lo hanno salutato scrivendo un commento sotto quel post. «Osman sei volato in cielo. Ti abbiamo conosciuto ed eri una persona speciale. Ora dormi tra gli angeli», sono le parole di un’amica.

Due anni fa Volpi fu colpito da un terribile dolore, quando il nipote, Davide Pellegrini, 21 anni, morì annegato nel fiume Arno. Per giorni la salma del giovane rimase prigioniera del fiume. Una disperazione in più per la famiglia. Volpi, fratello della madre del ragazzo, aveva partecipato alle ricerche e il giorno in cui era stato ritrovato il corpo aveva raccontato di aver avuto un sogno premonitore. «In queste notti avevo fatto un terribile sogno. Avevo visto mio nipote che veniva sollevato sulla spiaggia. A trovarlo e a prenderlo per una manica era il mio cane. Mentre l’altro braccio veniva sollevato da un altro cane, quello di mio cognato. Un dolore così grande che è anche difficile parlarne», aveva raccontato al Tirreno. Chi conosceva Volpi, dopo aver saputo della sua scomparsa, non può fare a meno di pensare a quanto la vita lo avesse già messo a dura prova.

Ora Osman potrà abbracciare di nuovo il nipote Davide, morto quando ancora poteva avere tutta una vita davanti. –

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