Nuove indagini su armi, abiti e movente e venerdì Cascino sarà davanti al giudice

Luigi Cascino, accanto Roberto Checcucci e in alto a destra il luogo del delitto. Qui sopra la palazzina di via Battisti a Fucecchio

Alla vigilia dell’interrogatorio, proseguono gli accertamenti degli inquirenti per fare luce sull’uccisione di Checcucci

CASTELFRANCO. L’accusa è da ergastolo. Omicidio volontario aggravato dalla premeditazione. Luigi Cascino, 53 anni, di Fucecchio, operaio in un’azienda di rifiuti, è ritenuto responsabile dell’uccisione del vicino di casa, Roberto Checcucci, suo coetaneo. Una vendetta per “punire” il fratello maggiore, Gilberto, con il quale da due anni l’indagato litigava su tutto? Tanto che per fare chiarezza sul movente gli inquirenti continuano a lavorare.

Diventa ora decisiva la giornata di venerdì 27, quando davanti al giudice per le indagini preliminari, Donato D’Auria, e all’avvocato Antonio Cariello, si svolgerà l’interrogatorio di garanzia. Cascino potrebbe decidere di confessare come stare in silenzio. Gli inquirenti ritengono di avere pienamente ricostruito la sequenza di fatti avvenuti domenica 27 settembre.



Sono le 9,21 quando la vittima che cammina da Santa Croce sull’Arno a Castelfranco di Sotto viene ripresa da una telecamera posizionata lungo la strada a un chilometro e 80 metri di distanza da via dei Tavi, dove avviene il delitto, che viene collocato intorno alle 9, 55, considerando sia le conclusioni del medico legale, che il tempo che si impiega a percorrere a piedi la distanza tra la telecamere a il canneto dell’aggressione mortale.

L’omicida (immortalato poi sulla strada del ritorno a Fucecchio) sorprende Checcucci in una zona abbastanza lontana dalle case, secondo la ricostruzione dei carabinieri del Nucleo investigativo del comando provinciale di Pisa e della compagnia di San Miniato. C’è una colluttazione tra i due uomini che rotolano giù dall’argine, dove vengono trovate abbondanti tracce di sangue e la mascherina dell’aggressore. La vittima, pur ferita, fugge verso le case inseguita dall’aggressore, armato di un coltello da cucina e di un mazzuolo. Sono almeno quattro i cittadini che vedono la fase finale dell’omicidio anche se non hanno la possibilità di rendersene conto. Vedono un uomo in ginocchio su qualcosa nel fosso. C’è chi immagina che lo sconosciuto stesse chiamando un cane. Altri due cittadini pensano alla presenza di due tossicodipendenti.

Sono le 10, 50 quando Matteo Luongo chiama il 112 dopo avere scoperto il cadavere. L’autopsia confermerà che la vittima ha lottato con l’aggressore ed è stata raggiunta da una decina di coltellate e da due colpi sulla testa, inferti con un corpo contundente che potrebbe essere il mazzuolo rinvenuto nell’armadietto dell’arrestato. Una prima svolta per le indagini avviene quando, durante l’esame medico legale , sotto le unghie della vittima ci sono lembi di pelle dell’aggressore. Il dna individua un soggetto maschile. Un dato che porterà la Procura, il pm Fabio Pelosi, e i carabinieri a Cascino. Il coltello e mazzuolo, sequestrate nell’armadietto del lavoro di Cascino e gli indumenti che indossava il giorno dell’omicidio, jeans e giubbotto smanicato, saranno ora oggetto di altri approfondimenti di laboratorio. Si farà anche una comparazione per verificare la rispondenza delle lesioni con le armi sequestrate. –