La rabbia dei circoli: «Noi discriminati, così si chiudono i paesi»

L’allarme del mondo Arci per la chiusura imposta dal Dpcm: «A rischio anche posti di lavoro»

SAN MINIATO. «In molte zone sono gli unici presidi e offrono servizi essenziali, per questo vanno equiparati ai bar». L’appello arriva dai sindaci di San Miniato (Simone Giglioli), Santa Croce (Giulia Deidda), Castelfranco (Gabriele Toti) e Montopoli (Giovanni Capecchi), che non condividono la sospensione delle attività di centri culturali, sociali e ricreativi. «Siamo consapevoli – scrivono – della necessità, da parte del Governo, di promuovere e adottare misure che contengano il rischio di diffusione dei contagi in un momento come questo e, come sindaci, stiamo collaborando perché la tutela della salute venga perseguita in modo unitario e su tutti i fronti possibili.

Con altrettanta consapevolezza riteniamo però che, la chiusura dei circoli, rischi di togliere spazi e servizi che, soprattutto nelle zone periferiche, sono essenziali, perché rappresentano presidi, al pari di bar e botteghe. Ed è per questo che chiediamo al Governo di ripensare a queste attività equiparandole ai bar, per i quali la chiusura è prevista solo a partire dalle 18.

Appena scoppiata l’emergenza sanitaria, i circoli si sono attivati da subito e responsabilmente, limitando le proprie attività, adoperandosi per un attento rispetto delle linee guida, adottando specifici protocolli anti contagio, formando i propri dirigenti e i volontari. È innegabile che, anche durante il lockdown, abbiano contribuito alla coesione sociale delle nostre comunità, in particolare con le persone più vulnerabili. Ci sembra quindi un’ingiusta differenza costringerli a stare chiusi, quando potrebbero invece offrire un servizio di prossimità essenziale ed importantissimo».


La preoccupazione dei sindaci riguarda anche «la continuità del lavoro di tutte le persone impiegate in queste strutture, oltre ad avere il concreto rischio di vedere azzerato l’impegno del mondo associativo nei confronti della collettività, facendo venir meno un contributo prezioso e importante per la tenuta del tessuto sociale. Da parte nostra auspichiamo che questa decisione venga al più presto rivista, in modo da evitare conseguenze sociali difficili da gestire, consapevoli che ogni circolo dovrà attenersi scrupolosamente al rispetto dei protocolli, evitando le attività considerate a rischio, ma offrendo ai nostri cittadini questi momenti di socialità che contribuiscono a rigenerare le nostre comunità, a costruire aggregazione e a rendere le nostre città più accoglienti e vivibili». –


 

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