«Le fusioni sono anacronistiche, serve una riforma delle Unioni»

La sindaca di Capannoli bacchetta i colleghi di Peccioli e Terricciola sull’uscita dal Parco Alta Valdera

CAPANNOLI. In un periodo di emergenza sanitaria, nel quale anche l’economia rischia il tracollo, sono le istituzioni a dover dare le risposte più importanti e immediate. Unirsi, fare rete in particolare in quei servizi sanitari per restare al fianco dei cittadini. Durante il lockdown, però, l’Unione Parco Alta Valdera ha dato dei segni di disgregazione. E in piena estate, il sindaco di Peccioli Renzo Macelloni e quello di Terricciola Mirko Bini, hanno annunciato la fuoriuscita dei loro Comuni dall’ente associato. Seguiti a breve giro da Lajatico, con il primo cittadino Alessio Barbafieri pronto a seguire i due colleghi. Lasciando Chianni, l’unico amministrato da una lista civica guidata da Giacomo Tarrini a differenza delle altre di centrosinistra, da solo. Con un inverno che bussa alle porte che sarà tra i più difficili degli ultimi decenni il problema può sembrare secondario. Ma basti pensare che proprio ai tavoli di confronto tra sindaci uno dei temi più importanti riguarda proprio la sanità, per capire come le dinamiche e gli spostamenti dei vari servizi associati, sia tutt’altro che trascurabile.

Chi, però, difende da sempre le Unioni e guarda con diffidenza ai vari “mal di pancia” dei sindaci dei Comuni vicini è Arianna Cecchini. Presidente dell’Unione Valdera che unisce, oltre alla “sua” Capannoli, anche Bientina, Buti, Calcinaia, Casciana Terme Lari, Palaia e Pontedera). «Cosa ne penso di queste fuoriuscite dal Parco Alta Valdera? Credo basti guardare la storia delle varie unioni e dei consorzi per capire tutta la vicenda – dice Cecchini –. I servizi associati di ben 6 Comuni nascono nel 2008. Chianni, Peccioli, Terricciola e Lajatico con Capannoli e Palaia. I servizi si strutturano e in quell’anno diventano Consorzio Alta Valdera. Quando è nata l’Unione Valdera il Consorzio è confluito al suo interno, mentre nel frattempo era nato un altro soggetto che gestiva solo le opere pubbliche, composto da Pontedera, Lari, Ponsacco e Calcinaia. A sua volta questo secondo soggetto confluì nell’Unione Valdera. Da quel momento gli unici a non essere mai usciti sono Capannoli e Palaia».


Il riferimento indiretto è ai “mal di pancia” e ai continui spostamenti di Peccioli e Terricciola. «Resta un fatto che questi due Comuni siano nel 2016 usciti dall’Unione Valdera per fondare il Parco Alta Valdera. Ora ne escono per formare, forse, un altro soggetto ancora con Lajatico – spiega Cecchini –. Non solo, nel 2013 un referendum chiese ai cittadini di approvare la fusione tra Peccioli, Capannoli e Palaia. E i cittadini hanno chiaramente risposto di no».

Cecchini rivendica la coerenza di Capannoli nell’aver sempre creduto nell’unione delle forze e dei servizi. «Vero, ho sempre creduto nei servizi associati. Insiemi si è più forti, anche nei tavoli regionali e nazionali che riguardano questioni importantissime come i cittadini, dalla sanità all’istruzione, dalla mobilità alla scuola. E questo vale ancora di più in un periodo come quello attuale nel quale stiamo affrontando l’emergenza Covid-19 – spiega ancora la sindaca di Capannoli –. So benissimo che la legge sulle Unioni non è perfetta. Ci sono troppi tavoli diversi ai quali ci dobbiamo sedere, e con sindaci diversi ogni volta, in base all’argomento di discussione. Una riforma serve, ma serve soprattutto per evitare che ogni forma di unione e la conseguente associazione di servizi sia legata all’umore di un sindaco. Che una volta si avvicina a un Comune e il mandato successivo a un altro ancora».

Cecchini si chiede se Peccioli e Terricciola, in realtà, stiano pensando a una vera e propria fusione. «Non so che intenzioni abbiano e non compete a me dirlo. Sicuramente riproporre la fusione dopo che quella con Capannoli e Palaia era stata bocciata non avrebbe senso – conclude la sindaca di Capannoli –. Nel 2013 avrebbe avuto più senso, anche perché con il patto di stabilità che bloccava le risorse questo avrebbe dato accesso a risorse nuove. Come è stato nel caso di Casciana Terme e Lari. Ma ora sarebbe anacronistico. Per quanto ci riguarda Capannoli ha investito molto in questi anni e una fusione non avrebbe più senso. L’Unione e l’associazione di servizi, come dimostra anche il Covid-19, è qualcosa in cui crederò sempre». —


 

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