Calcio dilettantistico in crisi: al collasso tante “mini aziende”

Senza partite e incassi di biglietti e sponsor, i club rischiano di chiudere. Squadre e collaboratori senza rimborsi

PONTEDERA. Il nuovo Decreto di presidenza del consiglio dei ministri (Dpcm) ferma il calcio dilettantistico dall’Eccellenza alla Seconda categoria. La “Terza” e molti dei campionati giovanili, in particolare quelli provinciali, non sono mai iniziati. Molte società della provincia, in un’estate incerta e complessa, seppur tra protocolli da rispettare, costi di gestione più elevati ed entrate quasi azzerate, erano ripartiti a fatica. Ora stop fino al 24 novembre, con l’impossibilità di organizzare (anche se servono chiarimenti in merito) anche gli allenamenti. Tante società rischiano di implodere, anche quelle più strutturate. Associazioni che sono, in molti casi, paragonabili a delle piccole aziende che forniscono rimborsi e che tengono in piedi l’economia di centinaia di famiglie. Dal custode che ha appena perso il lavoro passando per il giovane che si paga parte degli studi universitari fino al padre di famiglia che col calcio puntella lo stipendio e fa quadrare il budget familiare. Una piccola economia praticamente al collasso.

ROMITO, “MINI AZIENDA” DI 30 PERSONE


In tutta la provincia di Pisa esistono tante realtà associative con prima squadra e giovanili. Ce ne sono poche, in realtà, con la struttura organizzativa e la capacità di penetrare nella comunità come il Romito calcio. Al via di questa tribolata stagione, infatti, la società pontederese aveva raccolto almeno 230 tesserati. Ora lo stop viene visto con grande preoccupazione. «Per noi la gestione delle ultime settimane è stata complicatissima, avevamo la prima squadra, iscritta alla Terza categoria, e la formazione juniores già con alcuni positivi al Covid – dice il presidente Simone Cappelli – Con impegno e difficoltà stavamo proseguendo con il settore giovanile e la scuola calcio. Ora abbiamo sospeso gli allenamenti per due giorni e, anche se l’impianto potesse restare aperto per gli allenamenti individuali, dobbiamo decidere come andare avanti».

Il Romito è una delle tante società che vive di sponsorizzazioni per il 50% del suo budget annuale e che per l’altro 50% si lega ai biglietti delle gare e alle quote derivanti dal settore giovanile. «Abbiamo subìto già una grande contrazione rispetto agli anni passati e solo per iscriverci al campionato di Terza Categoria e del torneo juniores abbiamo investito più di 4.000 euro, senza considerare tutti i tesseramenti – dice ancora Cappelli – Serve liquidità, perché senza introiti abbiamo già reinvestito il budget accumulato con fatica durante l’estate. Diamo rimborsi ad almeno 30 collaboratori, tra cui anche un custode che ha perso lavoro e in attesa di ricollocarsi ha un supporto importante dal nostro “stipendio”».

ATLETICO ETRURIA: GESTIONE DI 3 CAMPI

Altro caso esemplare è quello dell’Atletico Etruria. Società che gestisce impianti sportivi a Lorenzana, Collesalvetti e Livorno. «Abbiamo una squadra in Promozione, una juniores regionale e tesserati fino alla scuola calcio. Dobbiamo dare risposte a 250 iscritti, più collaboratori di vario genere – spiega il presidente Luca Turelli – La federazione non ci ha concesso molti sconti, noi tra prima squadra e juniores abbiamo dovuto pagare quasi 9.000 euro di sola iscrizione ai campionati, anche se divisa in tre rate. Ma quella di novembre sicuramente non la pagheremo, troppa incertezza. A inizio stagione, poi, abbiamo noleggiato, per 5.000 euro da dividere in rate mensili, una tribuna da 250 posti. Più altri 2.000 euro per mettere a norma l’impianto di Collesalvetti per disputare le gare interne della prima squadra. Adesso è difficile andare avanti, con sponsor dimezzati. Ieri abbiamo fatto una riunione con i dirigenti, ma dare risposte in questo momento è impossibile».

CASCINA, SI SOFFRE IN ECCELLENZA

Un gradino più in alto c’è il Cascina, impegnato nel campionato di Eccellenza. Una squadra formata da giovani, molti dei quali studenti. Ma che con il calcio non solo arrotondano lo stipendio, ma vivono quasi unicamente del rimborso mensile. «Non si può pensare di allenarci senza poi giocare le partite, impossibile dal punto di vista economico e delle motivazioni – spiega il direttore sportivo Luca Scaramuzzino – Abbiamo preso una settimana di tempo con i giocatori della prima squadra prima di decidere qualsiasi cosa. Programmare è in questa fase così delicata è estremamente difficile, forse potrebbe essere il caso di sospendere tutta l’attività almeno fino a inizio 2021 e capire come ripartire ad anno nuovo». 
 

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