Stalla da 4.400 mucche e biogas, allarme tra i residenti de I Fabbri

Nicola Pesce ha presentato a maggio un piano di miglioramento agricolo al Comune di Pontedera

PONTEDERA. Non bastavano i cattivi odori derivanti da una stalla da 900 capi di bestiame. La popolazione de I Fabbri si sta preoccupando per il progetto di ampliamento dell’allevamento con la creazione di una struttura da 4.400 mucche oltre a un impianto di biogas e a un deposito di reflui.

È questo, infatti, il cuore di un piano di miglioramento agricolo presentato a maggio al Comune di Pontedera da Nicola Pesce, titolare dell’omonima azienda agricola, dopo aver stipulato un contratto di affitto con Fattorie Toscane di proprietà della madre, Nadia Negro, a cui appartiene l’attuale stalla nelle vicinanze del paese lungo via delle Colline per Legoli. Un’operazione che sta mettendo ulteriormente in allarme gli abitanti della frazione del comune di Pontedera e che ha portato Legambiente Valdera a un intervento piuttosto deciso: «I residenti di Treggiaia e, in modo particolare, quelli de I Fabbri ricorderanno questo 2020 anche per essere l’anno in cui agli odori tipici della campagna toscana come i fiori, il fieno, la terra bagnata e l’aria pulita si sono sostituiti i miasmi provenienti dall’attività di allevamento industriale di bovini e bufalini che si è insediata nella periferia tra Pontedera e Ponsacco. L’attività di allevamento è iniziata nelle ultime settimane del 2019 presentando una semplice Scia con la quale è stato autorizzato l’allevamento in stalla di 600 bovini adulti ma, visto che l’azienda agricola alleva vitelli, il numero di animali detenuti è molto superiore. La modalità di gestione di questo gran numero di animali nella stalla è estremamente importante in quanto può essere la causa di rilevanti problematiche ambientali, così come lo spandimento sul terreno dei reflui zootecnici».


L’associazione ambientalista cita le centraline richieste all’azienda dal Comune per il monitoraggio dell’aria di cui «a distanza di mesi non vi è traccia e non è stato possibile reperire alcuna informazione né sui rilevamenti fatti né sulla frequenza dei campionamenti, peraltro neppure Arpat è a conoscenza di questi dati visto che non è stato stipulato alcun accordo con tale ente di controllo».

Facile immaginare l’agitazione tra gli abitanti che, nei mesi scorsi, hanno lamentato i cattivi odori protestando nei confronti del Comune e raccogliendo firme per portare il problema all’attenzione degli amministratori. E le prospettive sono ancora meno incoraggianti. «L’azienda agricola aveva reso noto di voler realizzare un impianto a biogas per ridurre i cattivi odori della stalla, ma ha sempre tralasciato di dire che, oltre a tale impianto, vuole costruire altre quattro stalle, vicine all’attuale, portando così a 4.400 il numero di posti disponibili per i bovini destinati alla macellazione», dicono da Legambiente, domandandosi: «Come è possibile costruire una simile industria a pochi metri da una zona residenziale? Invitiamo Asl, Arpat e Comune a proseguire la propria opera di controllo e approfondimento garantendo la massima trasparenza in merito alle informazioni di carattere ambientale in modo da tutelare le centinaia di famiglie residenti nella zona».

Secondo quanto appreso dallo Sportello unico per le attività produttive (Suap) dell’Unione Valdera, l’approvazione del piano di miglioramento agricolo di Pesce è in fase di stallo. Arpat, infatti, avrebbe richiesto ulteriore documentazione. In più c’è l’emergenza sanitaria da coronavirus che sta fatalmente rallentando pratiche di questo tipo. Per il via libera all’operazione servirà il parere positivo di Comune, Asl, Arpat Provincia e Regione. Ed è previsto che possa essere convocata anche un’apposita conferenza dei servizi.

Intanto, l’assessore all’ambiente Mattia Belli spiega: «Sto seguendo la vicenda dal giorno in cui sono rientrato in Comune dopo la quarantena. Lunedì faremo il punto con i vari uffici e, successivamente, programmeremo una videoconferenza coi cittadini». —


 

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