Un incontro Benvenuti-Mazzinghi che entra nella storia: Nino saluta e bacia il suo Sandro

Lo storico rivale arriva a Pontedera: «Sono venuto per dirgli ciao. Se ne va da campione vincente qual era»

PONTEDERA. «Sono qui per dire non “addio”, ma “ciao”, a un grande guerriero, il più grande che ho affrontato e con cui è stato un onore combattere. Ci siamo dati dei gran cazzotti, ma al di là delle polemiche e delle schermaglie dialettiche che hanno caratterizzato la nostra rivalità sportiva, ci siamo sempre rispettati. E sono contento che la sua città gli renda così calorosamente omaggio, che i mezzi d’informazione siano qui per lui: se lo merita. Insieme abbiamo scritto la storia del pugilato: io sono quel che sono grazie a lui; la stessa cosa valeva, anzi, vale, per lui». È stata una visita breve ma molto intensa, per certi versi storica, quella che Nino Benvenuti ha compiuto ieri a Pontedera. Il “grande rivale” è arrivato in auto alle 15 da Roma in compagnia della moglie e di una collaboratrice. E si è trattenuto una mezz’ora nella chiesa del Santissimo Crocifisso, dove da sabato è esposta la salma di Sandro Mazzinghi. Volto serio e passo fermo, ha salutato i presenti, ha abbracciato i figli David e Simone, cui ha dato appuntamento a un prossimo incontro, e poi è andato «da Sandro; glielo devo».



In quell’incontro mille volte auspicato dai media – e ammantato di poesia dal volo di una rondine entrata in chiesa insieme a Benvenuti, e che ha continuato a lungo a disegnare cerchi di vita sopra ai due vecchi rivali sul ring – c’era un che di epico, di solenne. Con il pugile di Isola d’Istria che ha parlato con colui con cui ha diviso la sofferenza e i sacrifici della boxe, i suoi successi, le sue cadute, ha provato addirittura a scherzarci, dandogli dei buffetti, prima di cedere alla commozione, alle lacrime. Poi si è ritirato all’ingresso della chiesa, dove è collocato il registro delle presenze, e ha scritto la sua dedica. Poche parole, vergate d’istinto: “Ciao Sandro. Ti ho rivisto per l’ultima volta. Sei sempre lo stesso e rimarrai nel mio cuore e nella mia anima. Ancora un ultimo abbraccio, che terrò nel mio cuore! Ti voglio bene, tuo Nino, quello di sempre!”.

All’uscita dalla chiesa, prima di salire di nuovo in macchina, salutando cittadini e giornalisti, ha rivolto un ultimo pensiero a Mazzinghi. «Sono addolorato, mi dispiace che non ci sia stato modo di incontraci prima, ma la vita è così. Se n’è andato un grande, un grandissimo della boxe e un uomo in gamba, che si merita l’affetto che gli viene tributato in questo momento. Se ne va da vincente, non conta il verdetto sul ring, non conta chi ha vinto e chi ha perso. Conta quello che sì è, che si è stati. E lui era un vincente, che metteva sul ring l’amore per lo sport. Se si è così, com’era Sandro, non si è mai battuti. Lui non lo è stato. Ora ci guarderà da lassù, guarderà i suoi amici, i suoi tifosi, la sua città, e continuerà a dare amore. Anche se non potrò partecipare al funerale, col cuore domattina (questa mattina, ndr) sarò con lui e con i suoi familiari». —




 

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