«40 anni di lacrime per zia Lina, vittima di quella bomba alla stazione di Bologna»

Peccioli, Lorella Ferretti rivive le ore dell’attentato. Era in vacanza, fu travolta dall’esplosione mentre era in sala d’attesa 

Gli occhi si bagnano e il cuore si stringe ogni volta che la sua mente corre a quel maledetto giorno. Il tempo scorre ma non cancella il dolore. Perché la zia era speciale, custode di sogni ed emozioni di una ragazzina che sognava di fare la giornalista. E quella valigia piena di tritolo esplosa il 2 agosto 1980, oltre a seminare morte, strazio e devastazione, spazzò via per sempre la spensieratezza di Lorella, portandole via zia Lina, pecciolese che da tempo viveva a Livorno, vittima della crudeltà dei terroristi neofascisti e di una serie di maledette coincidenze che la portarono nella sala d’attesa della stazione di Bologna alle 10. 25. Aspettava il treno per godersi una vacanza a Brunico (Bolzano) ma venne dilaniata dall’esplosione. «Quel giorno eravamo tutti a Castiglioncello».

Quel “noi” è la famiglia Ferretti dell’omonima pasticceria che ancora oggi si trova nel cuore di Peccioli e dove in quel periodo era in corso una ristrutturazione. «Ne approfittammo per andarcene al mare tutto il mese. Ero felice ed emozionata. Ma quando il 2 agosto rientrai a pranzo a casa, vidi in tv le prime immagini della strage. E mi assalì un senso di profonda inquietudine, come se sentissi che quella tragedia mi riguardava da vicino». Un presentimento che poche ore più tari si trasforma in choc: «La sera, trovai i miei familiari impietriti. Da Peccioli li avevano avvertiti che la zia era coinvolta nella strage. Il mio babbo partì subito per Bologna». Dove gli occhi di Giovanni vedono scene terribili quanto indelebili: «Per cercare sua sorella, fu costretto a guardare tutti i cadaveri. Poi lo avvertirono che era già stata riconosciuta da suo cognato, che abitava proprio a Bologna e che arrivò in stazione poco dopo l’esplosione». Proprio Loriano Mannocci – fratello di Rolando, marito di Lina (rimasto gravemente ferito) – poche ore prima aveva inconsapevolmente cercato di strappare la coppia a un destino infame.

«La suocera di zia – racconta Lorella – aveva vinto una somma al Lotto. E così aveva deciso di regalare una vacanza a Brunico alla famiglia. Sarebbero dovuti partire il 3 agosto, ma li chiamarono dall’albergo, dicendo che la camera si era liberata e che potevano anticipare di un giorno». E così fu. Ma sulla strada di Lina e Rolando si presentò, appunto, un’altra possibilità per cambiare il programma e con esso il loro destino: «Proprio il cognato che abita a Bologna, sapendo che avrebbero dovuto aspettare in stazione la coincidenza per Brunico, propose loro di andare a trovarlo a casa per qualche ora a casa. Ma loro preferirono rimanere in stazione». Dove Lina, 53 anni – mamma di Maria Paola e Maurizio – fu una delle 85 vittime dell’attentato, mentre suo marito si salvò, portando però per sempre, sulla pelle e nel cuore, i segni dell’esplosione che ha cambiato la vita alla ragazzina Lorella.

Che è diventata donna, si è laureata in giurisprudenza, ha sposato il suo Andrea (Donati) ed è diventata mamma di Nicolò e Tommaso; è una colonna della pasticceria e lavora anche come consulente del Gal Etruria, il consorzio misto pubblico-privato che gestisce i finanziamenti europei destinati ai territori rurali. Ha sempre continuato a scrivere libri, testi e pensieri bellissimi, come quello, dedicato alla zia (che pubblichiamo sotto). Nel suo cammino, ha sempre portato Lina nel cuore e nei suoi occhi è rimasta la voglia di una verità che è rimasta parziale. Una richiesta che sarà ribadita oggi in piazza a Bologna alla commemorazione delle vittime: «Ci saranno i miei cugini Paola e Maurizio e porteranno con loro anche un po’ di quella Peccioli che mia zia aveva nel cuore. Oggi il suo paese, così ricco di iniziative culturali, le piacerebbe tantissimo. Ne sono convinta». E chissà se anche Peccioli – come ha già fatto Livorno intitolandole una strada – troverà il modo di ricambiare questo amore, dedicandole un pezzetto di sé.

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