«Le porte in faccia? Tante, perché siamo giovani e donne Eppure siamo qui»

L’avventura imprenditoriale di Ellefree protagonista del podcast del Tirreno e del Polo Tecnologico di Navacchio

cascina

Il tema è quello della tenacia, della determinazione nell’inseguire e realizzare un sogno. Anche contro tutti. «Anche contro i nostri genitori all’inizio» racconta Eleonora Zeni, cofounder della start-up Ellefree. Una delle due «magnifiche e caparbie sognatrici» che Il Tirreno e il Polo Tecnologico di Navacchio hanno coinvolto nell’ambito del progetto “MotivAzioni” per parlare di tenacia nell’intervista condotta da Gaia Orlandi con Andrea Di Benedetto, presidente del Polo Tecnologico, e la partecipazione del direttore de Il Tirreno Fabrizio Brancoli.


La start-up nasce nel 2016 grazie a Eleonora Zeni e Mariasole Facioni: «Un’idea innovativa nata da una esigenza nel campo dell’alimentazione – spiega Eleonora –. Ad oggi è il primo e unico marchio di certificazione che va a garantire e certificare prodotti alimentari e farmaceutici senza lattosio».

Come vi è venuta l’idea di questa start-up?

«È nata da una esigenza personale di Mariasole, intollerante al lattosio: aveva difficoltà a reperire prodotti adatti e certificati. Insieme abbiamo deciso di cominciare questa avventura: lei che è biologa ha redatto il disciplinare d’uso e io seguo la parte della comunicazione e del marketing».

Siete pioniere nel vostro campo?

«Non esiste tutt’ora una certificazione nel senza lattosio e nel senza latte: prima non esisteva, l’abbiamo creata noi registrando il marchio a livello nazionale, europeo e internazionale: tutti passi fatti una alla volta. Siamo come un elefante: camminiamo piano ma arriviamo».

Come è stata accolta la vostra impresa?

«All’inizio nessuno ci credeva, anche i nostri genitori erano contro di noi, io ho lasciato un contratto a tempo indeterminato, il certo per l’incerto, ma siamo andate avanti, siamo state la forza di una per l’altra. Nessuna delle due aveva un supporto esterno, un indirizzo: le cose positive o gli errori li abbiamo fatto seguendo solo il nostro istinto».

Avete ricevuto dei no e delle porte in faccia all’inizio?

«Ce ne sono state parecchie e in molti casi perché siamo giovani e donne. Quando i direttori di marketing di grandi aziende prendono appuntamento con noi si aspettano di vedere un uomo o comunque persone più grandi di noi. Mi sono sentita dire: “Non ho niente da imparare da te che hai solo 30 anni e un’azienda nata ieri”. È stata dura. Però nella mia testa sono sempre stata convinta e lo sono ancora che invece avevano da imparare da me, potevano cambiare la loro azienda in meglio e in alcuni casi poi lo hanno fatto».

Porte in faccia ma anche successi...

«Sì, e in proposito mi piace citare il rapporto che si è instaurato con Bauli. Hanno cominciato con grande cautela con due piccoli prodotti di nicchia, poco visti anche nei supermercati. E poi per Natale scorso ne sono stati certificati altri tra cui il pandoro, il loro prodotto di punta. È stata una grande soddisfazione: un’azienda importante che ci mette la faccia con il suo prodotto di punta e con noi. Pensate che il 10 dicembre sugli scaffali i pandori certificati erano già finiti. Ecco, loro non ci hanno mai detto di no, ma sì e per gradi». —