Disastro del Monte Serra: Franceschi e quell’accendino in tasca anche se non fumava

L’ufficiale dei carabinieri forestali: «Ci disse che gli serviva per fare il controfuoco ma è inutile e non serve a niente». Le intercettazioni in auto e in carcere

CALCI. Un accendino in tasca anche se non fumava. E una spiegazione che per l’accusa più che debole è da autogol. «Mi serve per fare il controfuoco in caso di incendi» era stata la risposta di Giacomo Franceschi all’apparente contraddizione fatta notare dagli investigatori.

Ieri pomeriggio un ufficiale dei carabinieri forestali ha spiegato perché l’accendino era del tutto inutile per fronteggiare i roghi nei boschi. Davide Ciccarelli è stato il primo teste sentito dal secondo collegio del Tribunale (presidente Dani, a latere Iadaresta e Grieco) e dal pm Flavia Alemi nell’udienza pomeridiana andata avanti fino alle sette di sera.


Per un contrattempo accaduto negli uffici del carcere Don Bosco tra ufficio matricola e nucleo traduzioni, Giacomo Franceschi, 38 anni, di Calci, ai domiciliari dal 10 ottobre e in arresto dal 21 dicembre 2018, è arrivato in ritardo in aula. L’udienza doveva iniziare alle 12,30 e fino a oltre le 14 i lavori non sono partiti.

L’ufficiale Ciccarelli ha risposto alle domande del pm e dell’avvocato Mario De Giorgio, difensore dell’imputato accusato di incendio boschivo doloso e disastro ambientale per il disastro del Serra. «Franceschi, non fumatore, ha giustificato il possesso dell’accendino con la storia del controfuoco – ha spiegato il tenente colonnello –. È impossibile usarlo per quell’attività. Servono quelle che si chiamano torce gocciolanti. Ed è necessario pure fare un corso per usarle. Cosa che Franceschi non aveva mai fatto. Non solo per un volontario antincendio è inopportuno farsi vedere o tenere un accendino, ma non è nemmeno idoneo per le necessità sostenute dall’imputato».

Sul banco dei testimoni hanno riferito sui percorsi possibili e sulla tempistica per raggiungere, eludendo le telecamere, il punto di innesco - nei pressi del ristorante “Le Porte” a Calci - il brigadiere Stefano Conticini e il maresciallo di Calci, Enrico Lupetti, entrambi dei carabinieri forestali, tra i primi ad arrivare in zona la sera del disastro.

Ultimo teste ascoltato un sottufficiale del nucleo investigativo sentito sul fronte tecnico riguardo alle cimici installate nell’auto di Franceschi pochi giorni dopo il rogo divampato intorno alle 22 del 24 settembre 2018. Sarà ascoltato di nuovo nel corso della prossima udienza del 6 dicembre sul punto delle presunte intese intercettate in carcere tra Franceschi e i suoi familiari circa la contestata volontà di concordare un alibi a favore del 38enne.

Una circostanza che il difensore ha annunciato di poter chiarire, in senso favorevole al suo cliente, in aula in occasione dell’interrogatorio del testimone dell’Arma.