Professione gastronomo Dal 30 ottobre partono i corsi di formazione

PONTEDERA. Professione gastronomo. E uno pensa: vado a lavorare al bancone del supermercato oppure sto nella cucina d’un ristorante.

No. Non è così. O almeno è quanto dicono Confindustria e Fondazione Its Eat per il lancio dei corsi di formazione da 25 diplomati all’Unione Valdera di Pontedera. Poi va bene che Coop e Conad si sono dimostrate interessate. Va bene anche che gli istituti Fermi di Pontedera, Tessieri di Ponsacco e Santoni di Pisa sono dentro l’iniziativa. Più il Sant’Anna di Pisa per la parte docente. Ma ora il gastronomo è qualcosa di più. Parla inglese, i prodotti li conosce dalla produzione alla commercializzazione e gli fa pure pubblicità. I corsi di formazione partono il 30 ottobre, sono rivolti ai diplomati tra i 18 e i 29 anni, durano due anni e rilasciano il diploma di tecnico superiore gastronomo. Occhio al costo però. Le famiglie dell’aspirante gastronomo dovranno pagare mille euro in due anni (cinquecento euro l’anno). «Poi però, a fine corsi, il 75 per cento dei giovani trova lavoro», assicura Paola Parmeggiani, direttore della Fondazione Its Eat. «E i posti di lavoro nel settore alimentare non mancano, anzi – sottolinea Maurizio Bigazzi di Confindustria Toscana – le imprese cercano lavoratori, ma non li trovano». Mentre il mondo dell’agribusiness è in grande trasformazione. «Si è globalizzato in un unico mercato e il made in Italy è tra le merci più ambite e contraffatte. Ecco allora che fare eccellenza nel rispetto della nostra storia e della nostra cultura, è sempre più difficile. Bisogna investire sui nostri giovani e dotarli di tutti gli strumenti necessari per vincere questa sfida. La formazione è uno di quelli più importanti», aggiunge Fabrizio Tistarelli, presidente della Fondazione e patron di Latte Maremma. Soddisfatta l’assessora regionale al lavoro Cristina Grieco: «La Regione investe nel sistema degli Its, le scuole di alta formazione tecnica che propongono corsi post diploma per supertecnici. Sono figure di difficile reperibilità e quindi la loro presenza sul mercato è preziosa. In questo modo, tra l’altro – chiude Grieco – si riduce il disallineamento tra domanda e offerta di lavoro in molti settori». –


Samuele Bartolini