Contenuto riservato agli abbonati

Cicloamatore in coma, il fratello: «L’investitore si faccia avanti e mi racconti la verità»

Parla il fratello dell'uomo travolto da un’auto sulla Bientinese: «Tace chi era alla guida, ha mandato avanti il papà. Ma io voglio parlare con lui»

BIENTINA. «Mio fratello non è ancora fuori pericolo. È in coma farmacologico. Il primo pensiero è per lui. Ma ora vorrei parlare con il suo investitore, guardarlo negli occhi e chiedergli la verità». Samuel Chiti è il fratello di Andrea, il cicloamatore che il pomeriggio del 10 giugno è stato falciato da un’auto sulla Bientinese. Dall’istante dell’impatto non ha più ripreso conoscenza. È stato operato alla testa e anche in altre parti del corpo. Per almeno una dozzina di ore è rimasto in sala operatoria a Cisanello. Ora è ricoverato in rianimazione.

Sposato, padre di due figli, originario di Castelfrano di Sotto, Chiti, 35enne, lavora da una decina di anni alla Erbifrutta a Ospedaletto. Quel giorno era in giro con la sua bici per coprire un percorso non troppo lontano da casa sua a Calcinaia. Stava rientrando quando la Nissan Micra di un 24enne di Buti lo ha travolto. I medici lo tengono sedato nella delicata fase post-operatoria. La prognosi resta riservata in una degenza che si prospetta molto lunga.


I suoi familiari si danno il cambio in reparto per stargli vicino. È il momento della speranza che cerca di farsi largo con fatica sul dolore. «Andrea rischia ancora la vita – spiega il fratello –. È in coma farmacologico, ma sta reagendo bene. Ha qualche linea di febbre. Le sue condizioni sono gravissime. Basta vedere la macchina per farsi un’idea di cosa può aver provocare su un corpo un urto del genere».

Il fronte ospedaliero tiene in apprensione amici e familiari. Samuel è andato sul luogo dell’incidente per capire meglio una dinamica che, secondo una prima ricostruzione, vedrebbe il cicloamatore impegnato a svoltare a sinistra, per imboccare il ponte che porta sulla Sarzanese-Valdera, e l’auto del 24enne butese centrarlo in pieno. Investito e investitore procedevano nella stessa direzione di marcia, verso Altopascio. Erano le 18 circa. «Al momento l’automobilista che ha messo sotto mio fratello non si è fatto vivo – riprende Samuel –. È venuto suo padre e ci ha raccontato almeno tre versioni diverse dell’incidente. Ha tirato in ballo un camion che non risulta alla polizia municipale».

L’operaio di Buti è risultato positivo all’alcol. Non solo con il test dell’etilometro. Anche con l’esame del sangue. Un valore di 1,5 g/l quando il tetto massimo consentito dalla legge è di 0,5 e dallo 0,8 g/l si supera la soglia della responsabilità penale. Nei suoi confronti la polizia municipale di Bientina ha proceduto con una denuncia che mette insieme guida in stato di ebbrezza e lesioni personali stradali gravi. In più gli è stata anche ritirata la patente. «Non voglio giudicare quello che ha fatto perché al limite può succedere a tutti – prosegue Samuel Chiti –. Quello che gli chiedo è di assumersi le sue responsabilità. Non mandi avanti suo padre o altri familiari. Non deve avere timori. Vado anche a casa sua, se vuole. Da uomo deve dirmi cosa è successo quel giorno. Anche che mio fratello ha sbagliato qualche manovra e lui non è riuscito a evitarlo. Mi va bene tutto. Ma voglio la verità sull’incidente e me la deve raccontare lui, senza affidare ad altri ricostruzioni che non mi convincono».