Assistenti sociali di Agape proclamano lo sciopero

PONTEDERA. Sciopero in vista per gli assistenti sociali della cooperativa Agape che ha sede a Fornacette.

L’astensione dal lavoro è stata proclamata per il 10 gennaio dalle Camere del lavoro autonomo e precario (Clap), «dopo aver tentato per più di un anno d’incontrare i responsabili della cooperativa».


Una decisione che si è resa necessaria «viste le ultime risposte della presidente di Agape che, al dialogo in tutti i modi cercato dalle Clap – dicono i rappresentanti dei lavoratori – ha preferito sbattere porte in faccia agli assistenti sociali, ma più in generale ai diritti sindacali e di sciopero costituzionalmente presidiati. Lo sciopero è dovuto anche all’aggravio del carico di lavoro, a causa del cambio d’appalto, che si sta abbattendo sulle lavoratrici e i lavoratori».

Dalla cooperativa, la presidente Gessica Massei spiega: «Abbiamo rifiutato d’incontrarci con le Camere del lavoro autonomo e precario perché è un’organizzazione senza titoli. Le Clap non hanno né partecipato alla stesura del contratto nazionale, né lo hanno ovviamente firmato. Ci siamo riuniti, invece, con altri sindacati e con la Società della salute per discutere su questo tipo di problemi. Ma non possiamo accettare un confronto con chi non ha titoli per chiederci un confronto sindacale».

L’origine della protesta, sempre secondo la Camera del lavoro autonomo e precario, risale allo scorso aprile, quando si avvicinava il cambio di appalto. «Abbiamo chiesto un confronto con Agape, unica partecipante e vincitrice della gara disposta dalla Usl Toscana Nord Ovest – spiegano dalle Clap – Ciò a tutela della continuità economica e normativa del rapporto di lavoro degli assistenti sociali». Il sindacato, poi, parla anche di «un ulteriore e pesantissimo aggravio dei carichi di lavoro, con l’istituzione del servizio della reperibilità e del pronto intervento sociale, e ad alcuni di loro, poi, il cambio della sede di lavoro e dell’area di intervento. Neanche a dirlo, tali insostenibili ritmi di lavoro stanno violando l’integrità psicofisica delle lavoratrici e dei lavoratori, e affaticando, inevitabilmente, la relazione con gli utenti».

A ottobre, secondo quanto riportato dalle Clap, «la cooperativa ha deciso di chiudere duramente ogni interlocuzione. In risposta, abbiamo provato a chiedere spiegazioni, rilanciando la nostra piena disponibilità al confronto. Nulla da fare: nella sua immediata replica Agape ha minacciato, tanto le Clap quanto i suoi iscritti, di ricorrere a contestazioni disciplinari e denuncia penale in caso di sciopero, compromettendone il corrispettivo diritto costituzionalmente tutelato e posto a base del nostro ordinamento democratico».

Agape conferma questo passaggio: «Se un’organizzazione che non ha titoli indice lo sciopero, la nostra risposta non essere che tutelarci legalmente». A questo è seguita una ulteriore richiesta di convocazione, con l’attivazione della procedura di raffreddamento e di conciliazione, con la proclamazione dello stato di agitazione.

«Ma al tavolo del 26 novembre, disposto per esperire la procedura, Agape non si è presentata». —