Operai costretti a vivere con la Naspi per colpa della burocrazia

Daniela Martini e Cristina Parola, al centro, con alcuni colleghi al presidio degli operai Tmm (Foto Silvi)

Pontedera: ventisei ex lavoratori di Tmm attendono da mesi un incontro con la Regione. La cooperativa è in stallo: «Vanno mantenute le promesse fatte al presidio»

PONTEDERA. Quattro mesi di attesa per ritrovarsi praticamente con niente in mano. Era il 2 agosto quando i ventisei operai della Tmm (azienda di marmitte chiusa) firmavano l’atto per la costituzione della cooperativa, dopo dodici mesi trascorsi sotto il tendone del presidio a fianco della fabbrica di marmitte dell’indotto Piaggio, chiusa dalla sera alla mattina. L’idea era di avviare l’attività dopo un periodo di formazione per riqualificare le maestranze, grazie all’intervento della Regione. Ma a oggi non ci sono stati incontri e i ventisei lavoratori stanno guardando in faccia la realtà: «Ci hanno fatto tante promesse, ma poi sono spariti tutti. E noi siamo costretti a vivere con 500 euro di Naspi. È una situazione insostenibile».
 
Cristina Parola e Daniela Martini sono le due ex dipendenti della Tmm che hanno animato il presidio. La prima dovrebbe andare in pensione a gennaio, anche se aveva i requisiti per andarci a novembre di quest’anno. La seconda, invece, è ancora lontana dal “traguardo”. Entrambe, però, sono costrette a vivere con l’indennità mensile di disoccupazione che ogni mese diminuisce. «Siamo partite a dicembre 2017 con poco più di 700 euro a testa – dice Parola – Ma ora siamo di poco sopra la soglia dei cinquecento euro al mese. Mi piacerebbe chiedere a chi di dovere se è possibile vivere con queste cifre. Ma per chi ha lottato per ottenere una seconda opportunità lavorativa, dopo la chiusura della fabbrica in cui ha vissuto per trent’anni, questo è il problema principale, ma non è il solo. È quasi peggio rendersi conto di essere stati presi in giro».
 
La questione è delicata, perché nei piani di chi ha gestito la creazione di Presidio metalmeccanico, questo il nome dato alla cooperativa, era prevista l’attesa di pochi mesi prima di partite con l’attività produttiva. «Con Legacoop Toscana – dice Massimo Braccini, segretario regionale di Fiom Cgil – avevamo ipotizzato un tempo tecnico di stop per far partire i corsi di formazione. A questo sarebbe seguito l’inizio del lavoro, prima con poco personale e poi inserendo il resto dei ventisei soci della cooperativa. Prima di tutto, però, serviva un incontro con la Regione per definire il percorso della formazione e aprire un confronto per l’accesso al credito. Quattro mesi di attesa per avere una data di un incontro, sinceramente, ci sembrano troppi. Senza contare tutto il tempo che stiamo perdendo e le opportunità di lavoro che ci stanno passando davanti».
 
Intanto i lavoratori aspettano con un livello di pazienza che diminuisce giorno per giorno in maniera direttamente proporzionale all’assegno della Naspi che dura ventiquattro mesi, decrescendo assegno dopo assegno. «Le condizioni in cui molti di noi vivono sono al limite della sopportazione – sottolinea Daniela Martini – Non è accettabile essere messi nel dimeticatoio, dopo che tanti politici e rappresentanti delle istituzioni sono passati dal presidio facendo mille promesse. La Regione aveva speso parole importanti per il nostro futuro. Ma a oggi non abbiamo visto ancora niente di concreto».
 
Gli operai stanno seguendo corsi organizzati da Legacoop Toscana incentrati sull’impresa e sui metodi per trasformare un’idea in un progetto. Temi importanti, ma che non possono sostituire la formazione professionale necessaria per far partite le macchine. 
 
La Regione, quindi, è chiamata in causa per far cominciare il progetto dei ventisei operai. Ma da Firenze arriva un chiarimento: «Siamo pronti da tempo con i percorsi per la formazione dei lavoratori della Tmm. Ma non abbiamo mai ricevuto domande formali per l’avvio della procedura». Un altro caso di malaburocrazia, quindi, che rischia di far crollare i sogni di chi ha lottato un anno intero per crearsi una seconda chance lavorativa. E, quindi, di vita.