Sandro Mazzinghi compie 80 anni, guerriero mai domo che creò emozioni

Il già campione del mondo di pugilato festeggia il compleanno il 3 ottobre, Pontedera gli fa gli auguri

LA CARRIERA

Fuori i secondi… e avanti con gli ottanta. Sono gli anni che compie Alessandro Mazzinghi, per tutti Sandro, mercoledì 3 ottobre. Ovviamente augurissimi dal Tirreno.


Di professione pugile. Erano gli anni Sessanta e Settanta. Quindi è meglio dire ex, come è ex campione del mondo dei pesi superwelter. Ma per tutti in modo particolare i pontederesi, è e rimane il campione della boxe.

La carriera di Sandro Mazzinghi ebbe inizio il 15 settembre 1961 e terminò – guarda caso sempre a Firenze – il 4 marzo 1978. Tra queste due date, alfa e omega della sua carriera sul ring, 64 match vinti di cui ben 43 per ko, e persi soltanto 3. I freddi numeri suggellano tante calde emozioni, date da quel pontederese che seppe portare la boxe a livelli eccelsi. E fu tutta colpa di Guido, il fratello, se Sandro salì sul quadrato. Lui aveva già iniziato a “picchiare” e Sandro lo ammirava. Si stava perdendo anche lui con la nobile arte. Poi arrivò il momento di dirlo in casa, e la madre Ernesta non ne era per nulla convinta e contenta. «Ma se è questo che vuoi fare, fallo. Ti sarò sempre vicino. Ma una promessa, una sola, fammela Ale: sul ring e nella vita la tua condotta sia sempre leale e improntata alla massima onestà».

Non fu difficile a Sandro mantenere fede a queste parole, le stesse cose, peraltro, che lui stesso ha tramandato ai figli David e Simone. Con la consorte Marisa.

Sul ring, Alessandro Mazzinghi fu un leone. O meglio, un ciclone. Ogni incontro un bombardamento di colpi sull’avversario. Lo capì e se ne innamorò Giovanni Borghi, il “cumenda” della Ignis che divenne ben presto il suo mentore. Tant’è che scaturì un bellissimo rapporto umano andato ben oltre il ring.

Il sigillo alla sua carriera, Mazzinghi senza dubbio lo mise esattamente 50 anni fa. Era il 26 maggio 1968 quando trasformò lo stadio San Siro di Milano in un ring a cielo aperto: lì vinse forse l’incontro più cruento della storia del pugilato contro lo spietato coreano Ki-Soo Kim, riconquistando la corona mondiale dei superwelter nonché mandando in visibilio 50mila spettatori. I titoli dei giornali erano tutti per lui, le foto ritraevano due “ecce homo” ma quello di Pontedera era il vincitore. Indiscusso. E riconosciuto da tutti come il guerriero che dà spettacolo ed emoziona le folle.

Vinse, come dire, anzitempo. «Al terzo round esplodo ventuno colpi potenti in sequenza: gancio, montante, diretto, e via ancora. Ancora… Ki-Soo Kim mi cade addosso, lo spingo via e lui va al tappeto mentre l’arbitro Valan inizia a contare; poi il coreano si gira, si alza, volge le spalle e appoggia le braccia sulle corde in segno di resa. Tutti pensammo che fosse finita. Mio fratello gridò: “Ale hai vinto! ”. L’arbitro ignorò il segnare inequivocabile di rinuncia, gli volle bene, un attimo dopo suonò il gong e così, non so come fece, dopo la pausa resuscitò…».

Ki-Soo Kim era un po’ il Mazzinghi coreano. Però mancino, come rileva Riccardo Minuti nel libro “Mazzinghi, un eroe del ’900”.

Un’altra icona della carriera di Sandro fu in precedenza, il 7 settembre 1963, Vigorelli di Milano. Di fronte quel “diavolo” di Ralph Dupas per il titolo mondiale dei pesi medi junior Wbc e Wba. Mazzinghi parla di «prova del nove» e sogna di assestare subito i colpi giusti. Quelli che schiantano l’avversario mozzandogli il fiato: «Alla fine le sopracciglia, gli zigomi non saranno più gli stessi ma senz’altro tumefatti, feriti, sanguinanti». Alla fine, appunto, sarà proprio così. Ma Dupas già alla terza ripresa finì in ginocchio e contato dall’arbitro fino a otto. Alla settima ripresa le scorrettezze di Dupas si fanno più insistenti. Una testata apre l’arcata sopraccigliare sinistra di Sandro. È una maschera di sangue. Il guerriero temette di non farcela e riprese a martellare con veemenza. Il Vigorelli impazzisce. Lo è ancora di più quando giunse al ko. “La potenza dell’italiano ha avuto ragione sulla tecnica di Dupas” scrisse il Corriere della Sera.

Dal passato remoto al domani: il 19 novembre riceverà il Guirlande d’honneur, la più alta onorificenza della Federation internationale cinema television sportifis, organismo riconosciuto dal Cio. –

PAOLO FALCONI