Piaggio, l'Ape festeggia settant'anni

Pontedera: il veicolo realizzato da Corradino D'Ascanio, padre della Vespa, ha attraversato la storia del nostro Paese

PONTEDERA. L’Ape, che festeggia settant'anni, è nata a Pontedera, ma il concepimento dell’idea pare sia avvenuto all’isola d’Ischia dove l’editore ngelo Rizzoli (1889-1970) aveva invitato l’industriale Enrico Piaggio (1905-1965). Il quale vide un giovane che lavorava trasportando i turisti su una carrozzella, di solito trainata da un cavallo. Quel giorno il ragazzo aveva sostituito l’animale con una Vespa, appena acquistata, attaccando le barre della carrozzella al manubrio. Da qui l’idea del motocarro. 
 
La storia dell’Ape si intreccia con quella dell’Italia, a partire dal 1948, anno da non dimenticare: entra in vigore la Costituzione, Luigi Einaudi viene eletto presidente della Repubblica, Gino Bartali vince il Tour de France per la seconda volta. Nello stesso anno la Piaggio lancia il motofurgone che sarà simbolo dell’Italia del boom economico. 
 
Settant’anni ben portati, l’Ape deve i natali all’inventore della Vespa: l’ingegnere Corradino D’Ascanio, geniale abruzzese che, dopo aver legato la sua fama agli elicotteri e aver creato nel 1946 lo scooter oggi più famoso del mondo, progetta un mezzo con tre ruote, dando così concretezza all’aspirazione di Enrico Piaggio, il quale al nuovo veicolo per la mobilità individuale (la Vespa) voleva affiancarne uno per il trasporto delle merci. 
 
Pur nella sua struttura a tre ruote, la prima Ape nasce da una costola della Vespa, conservandone tutte le caratteristiche fondamentali, oltre al motore 125 cc che proprio nel 1948 inizia a equipaggiare lo scooter, all’origine presentato nella cilindrata 98 cc. Il motocarro costa 170.000 lire quando il reddito pro-capite annuo degli italiani è di 139.152 lire. 
 
Commercianti e artigiani sono i primi a innamorarsi dell’Ape. In breve tempo, in un’Italia in bianco e nero che sta rialzandosi dopo la tragedia bellica, ecco scorrazzare per città e campagne sciami di questi veicoli che portano i nomi delle ditte sul cassone. 
 
Siamo già negli anni Cinquanta e arriva una prima svolta nella storia dell’Ape: vengono aumentate la potenza – la cilindrata passa da 125 a 150 cc – e la portata che fino ad allora era stata di 200 chili. 
 
Quella dell’Ape è anche e soprattutto una storia di evoluzione tecnica: dall’Ape C, che alla metà degli anni Cinquanta è un furgone a tutti gli effetti, sia pure a tre ruote, capace di portare fino a 350 chili; fino al salto alle cinque ruote nel 1961 con il modello Pentarò, veicolo di grande portata (700 chili). 
 
Nel 1966 il debutto di Ape MP, due anni dopo, con il modello Ape MPV, l’arrivo del volante in opzione rispetto alla guida a manubrio di tipo scooteristico. Il 1969 battezza l’Ape 50, mentre nel 1971 l’azienda di Pontedera presenta un modello di segmento superiore e in concorrenza con gli autocarri: comincia l’era dell’Ape Car, motore 2 tempi e 220 cc di cilindrata.
 
Bisogna attendere il 1982 per un nuovo rilevante cambiamento tecnico-progettuale: l’Ape TM con design opera di Giorgetto Giugiaro. Nel 1984 ecco il primo Ape con motore a gasolio e nel 1986 il record di Ape Max (motore Diesel 422 cc) che può trasportare fino a 9 quintali di merce. 
 
Negli anni Novanta la Piaggio decide di produrre Ape Poker, a quattro ruote. Nel 2007 arriva l’Ape Calessino, che reinterpreta il mitico design degli anni Sessanta (inserti in legno, cromature, elegante livrea blu vintage). 
 
Nel 2013 è nato il Nuovo Ape Calessino, venduto in tutta Europa e costruito sulla base dell’Ape Taxi che Piaggio produce in India, un veicolo passeggeri conosciuto in tutta l’Asia soprattutto col nome di Tuk Tuk.