Filippo, pontederese che ha riprodotto l’arco di Palmira

L’artista Tincolini, insieme al socio Giacomo Massari, ha ridato vita al monumento distrutto dai jihadisti in Siria

PONTEDERA. Ci sono più di tremila chilometri che ci separano da Palmira, in Siria. A colmarli – idealmente – ci ha pensato il pontederese Filippo Tincolini, scultore “moderno” . Dopo aver trascorso l’infanzia in provincia di Pisa, Filippo si è dedicato interamente all’arte: dopo aver studiato all’Accademia delle Belle Arti di Carrara, ha scoperto il valore profondo di scultura, architettura e restauro. Un trittico vincente, che Filippo ha messo al servizio della conservazione e della tutela del patrimonio artistico dell’umanità, che nell’arco di Palmira si ritrova e si rispecchia.

Dopo la sua distruzione per mano dei miliziani jihadisti dello Stato Islamico nel 2015, il monumento siriano, costruito quasi duemila anni fa, è stato riportato alla luce da Tor Art, laboratorio d’arte contemporanea nato nel 2004 a Carrara, proprio da un’idea di Filippo Tincolini e di Giacomo Massari, suo socio. L’operazione ha visto collaborare anche D-Shape, società di Cascine di Buti fondata da Enrico Dini. La ricostruzione dell’arco si è inserita nel progetto The Million Image Database, elaborato dall’Institute for Digital Archaelogy di Oxford.


La salvaguardia del patrimonio artistico mondiale, del quale l’arco di Palmira e l’intero sito archeologico della città fanno parte, ha portato anche l’Unesco ad appoggiare l’iniziativa di Filippo. E dopo aver fatto il giro del mondo, da Trafalgar Square a Londra fino a New York, passando anche da Firenze, dove la riproduzione dell’arco è stata esposta, Filippo è tornato in provincia di Pisa.

Grazie all’invito di Opera Spathacrux, onlus presieduta da Valerio Martinelli, Filippo ha potuto raccontare a San Miniato la sua esperienza nell’ambito di “L’arte del dialogo per ricostruire la pace”, iniziativa a cui hanno preso parte anche il vescovo Andrea Migliavacca, Massimo Toschi, Consigliere per la cooperazione internazionale della Regione, la professoressa Chiara Lapi e Giulia Terreni, vicepresidente dell’associazione. All’evento ha assistito Roberto Rodriguez Petri, vescovo emerito di La Rioja, in Argentina.

«La pace non va distrutta – ha detto Tincolini – e il rispetto delle diverse culture va insegnato ogni giorno ai nostri figli». Per costruire e mantenere vivo il dialogo, Filippo ha contribuito con i suoi mezzi. Grazie a un marmo egiziano e a robot di ultima generazione, che riproducono opere d’arte grazie ad algoritmi matematici, la Tor Art, in poco più di un mese, ha ridato vita all’arco di Palmira dopo la sua distruzione.

«È la dimostrazione – ha spiegato – che grazie alla tecnologia è possibile portare avanti una tradizione millenaria». L’importanza dell’arco, in un contesto come quello siriano, stravolto da una guerra ormai pluriennale, è unica. «La custodia della cultura – ha esordito Migliavacca – è la base per costruire un dialogo e una solida convivenza tra chi abita quei luoghi». Obiettivo di Filippo, del resto, è ricollocare l’arco a Palmira, quando le condizioni del Paese lo permetteranno. «La nostra associazione ha lo scopo di formare i giovani – ha spiegato Martinelli – e Filippo è un grande esempio di come l’arte possa essere portatrice di pace e dialogo».