Crisi alla Ngm: in sedici perdono il posto di lavoro

la visita alla nuova sede di Capanne del presidente della Regione Enrico Rossi nel 2015

Sono addetti alla riparazione degli smartphone dopo il netto calo di vendite. La procedura aperta dall’azienda di Montopoli Valdarno è per un massimo di ventisei licenziamenti

CAPANNE. Sedici persone licenziate. E altre che attendono un verdetto simile. È la triste situazione vissuta alla Ngm che ha sede a Capanne, nel Comune di Montopoli Valdarno, e che fino a poco tempo fa rappresentava un fiore all’occhiello dell’economia pisana e oggi alle prese con una crisi tremenda. Tre le divisioni del gruppo presieduto da Stefano Nesi, tessile e pigiameria, impianti a Led nel campo pubblicitario e telefonia. Proprio quest’ultima, che ha consentito all’azienda di farsi conoscere al grande pubblico, sta soffrendo le pene dell’inferno.

«La crisi deriva da una crisi della grande distribuzione che ha fatto crollare le vendite – dice il presidente – Un dato su tutti è utile per capire la situazione. Nel 2014 il fatturato derivante dalla vendita di telefonini in Italia era di 60 milioni. Nel 2017 abbiamo chiuso a 10 milioni». Le difficoltà, alla Ngm, sono cominciate l’anno scorso, quando una parte di dipendenti (in particolar modo quelli addetti all’assistenza sui dispositivi per la telefonia) sono stati gestiti con un ammortizzatore sociale. Ma ora i termini per l’utilizzo della sorta di cassa integrazione (alla Ngm i dipendenti sono assunti col contratto nazionale del commercio che prevede il Fis, fondo d’integrazione salariale) sono scaduti. E non resta altro che percorrere la strada della riduzione di personale.

«Ho provato a evitare questi tagli – riprende Nesi – ma, al punto in cui siamo, non si può fare diversamente. Anche se ci potrebbero essere risvolti positivi per il futuro». Il presidente, infatti, si riferisce ad alcune commesse che l’azienda spera di ottenere nel campo della cartellonistica a Led negli stadi di calcio italiani, settore che ha sviluppato negli ultimi anni con prodotti propri. «Se dovessero andare in porto gli accordi con alcune Leghe calcio italiane – sottolinea Nesi – Reintegreremo alcuni dipendenti licenziati in questa tornata. Altrimenti andremo avanti». Che vuol dire licenziarne altri. La procedura è aperta per un massimo di ventisei dipendenti. «Non arriveremo a quei numeri – aggiunge – Penso che riusciremo a contenere gli esuberi, e quindi i licenziamenti, a ventidue persone. Tutte nel campo dell’assistenza per i guasti ai cellulari. Ma attenzione. Tutto questo non significa che Ngm non venderà più telefoni cellulari. Anzi. L’attività sarà mantenuta, perché gli sviluppatori e i tecnici di produzione rimarranno al loro posto. Così come una parte di quelli addetti all’assistenza. Semplicemente in questo ramo avremo meno personale, perché le vendite sono calate nettamente. Basti pensare che dal 2010 a oggi abbiamo perso 500mila euro d’incassi. Di cui 300mila solo negli ultimi mesi. Ci ha fregato la crisi dei colossi della distribuzione dei prodotti elettronici che, in special mondo al Nord Italia, stanno attraversando problemi profondi. In alcuni casi ci sono stati fallimenti. E noi ci siamo finiti in mezzo, con perdite cospicue. Come se non bastasse il calo delle vendite».

Poco da dire, ma soprattutto da fare. Anche perché le lettere di licenziamento ai primi sfortunati lavoratori sono già partite e sono già state consegnate. Per i (primi?) sedici aprile 2018 sarà l’ultimo mese di lavoro alla Ngm. Per gli altri che hanno ancora il contratto, resta la sensazione di ritrovarsi ogni giorno in una sorta di cattedrale nel deserto: la mastodontica sede alle Capanne pensata per 130 persone, ma dove lavorano attualmente a malapena la metà del personale previsto.