Corruzione, chiesto il processo per Gori

Oltre al braccio destro del governatore Rossi, la Procura vuole alla sbarra anche lo psichiatra Sbrana e il manager Asl Maccari

PONTEDERA. Da indagati a imputati. Con la richiesta di rinvio a giudizio presentata dalla Procura cambia la posizione dei tre protagonisti dell’inchiesta su un presunto caso di corruzione nella sanità pisana.

Ricerca di voti in cambio di un posto da dirigente medico nell’Asl 5. Un’indagine in cui non sono mancate le intercettazioni telefoniche al termine della quale il sostituto procuratore Flavia Alemi si è convinto a chiedere il processo per Ledo Gori, 61 anni, di Pontedera, capo di gabinetto del presidente della Regione Enrico Rossi (estraneo all’inchiesta, ndr); per il dottor Alfredo Sbrana, 62 anni, di Pisa, psichiatra dell’Asl 5 e direttore della Rems di Volterra; per Mauro Maccari, 58 anni, direttore sanitario dell’Asl Nord Ovest. Ancora deve essere fissata l’udienza preliminare davanti al giudice che dovrà decidere su rinvio a giudizio, proscioglimento o archiviazione.

Per quello che è emerso finora l’orizzonte in cui si è mossa la Guardia di finanza è quello di un’attività pre-elettorale in casa Pd in vista della competizione per le regionali del 31 maggio 2015.

L’ipotesi dell’accusa è che Gori, uomo macchina del partito che conosce il territorio e gli apparati come pochi, si sia speso per raccogliere voti a favore del candidato uscente Ivan Ferrucci (estraneo alle indagini, ndr). Che poi non venne eletto. In una telefonata fatta a Sbrana gli chiede apertamente di sostenere e far votare l’allora capogruppo Pd a Firenze, «dobbiamo dare una mano a Ivan». Fin qui la prassi che anticipa le elezioni ad ogni latitudine politica.

Quello che instilla il dubbio dell’accordo sottobanco è la procedura che viene seguita per affidare un incarico da primario facente funzioni al dottor Sbrana.

Nel 2014 era andato in pensione il responsabile dell’unità operativa e la Asl aveva deciso di assegnare degli incarichi di unità funzionale. Si arriva al 2015 e si decide di nominare un facente funzione di primario. Il dirigente Maccari, all’epoca commissario a Pisa prima della nascita dell’azienda Nord-Ovest, poteva procedere con una delibera perché l’incarico era a termine in attesa del concorso. Un’iniziativa insindacabile nell’autonomia del manager. Decise, invece, di fare una selezione interna basata sui curricula dei medici interessati. Vinse Sbrana.

In una telefonata agli atti, lo psichiatra parla con una collega e commenta con soddisfazione la decisione di Maccari di inserire tra i requisiti inseriti alcuni titoli o esperienze che solo lui possiede.

Una selezione cucita su misura, per la Procura, che alla fine porta il medico a ricoprire l’incarico. Un posto ottenuto anche in virtù della sua esperienza come dirigente di un ospedale psichiatrico giudiziario. Lo scarto vincente tra lui e gli altri candidati interni.

Il sospetto è che il favore faccia parte di un disegno più ampio. Quello che misura rapporti e relazioni nell’impasto tra politica e sanità. Essersi messo a disposizione di Gori nel momento in cui veniva chiesto a Sbrana di portare voti. Il “premio” per la sua disponibilità sarebbe stata la selezione ad hoc. Lo sostiene la Procura che vuole processare i tre per corruzione.

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