Geotermia, Nogesi chiede la moratoria

Appello alla Regione per evitare scontri con la popolazione «Fermate le procedure sulle Ani, le aree non idonee»

POMARANCE. La Rete Nazionale No Geotermia Elettrica Speculativa e Inquinante (Nogesi) chiede che «la Regione riveda la politica energetica e il rapporto con i suoi territori, evitando laceranti contrapposizioni con le popolazioni, ma anche con i suoi stessi amministratori. Siamo disponibili, come sempre, al confronto e auspichiamo che la Regione voglia cogliere l’occasione per riaprire – dopo la stagione feriale – un dialogo costruttivo. Chiediamo inoltre alle forze politiche in consiglio regionale che – sulla materia – si fermino le procedure, si sospendano le delibere sulle Ani (aree non idonee) e si giunga ad una legge organica, attraverso una nuova moratoria».

Nogesi ricorda che «entro il 31 agosto i comuni toscani individuati come “geotermici” dalla Regione Toscana dovranno definire, nell’ambito del proprio territorio, le “aree non idonee” per l’installazione di impianti di produzione di energia geotermica».

«Ma sono sempre più i sindaci che hanno dubbi sulla compatibilità delle centrali geotermiche con il territorio da loro amministrato, con la salute dei cittadini, con l’economia esistente e/o che si vuole sviluppare e sul rischio di gettare alle ortiche tanto lavoro per promuovere i loro territori cercando e sviluppando una economia legata alle eccellenze e non all’industria inquinante e speculativa, che – secondo dati ormai inoppugnabili – porta solo miseria. E per fare questo sono costretti ad attrezzarsi di santa pazienza, andarsi a studiare gli atti, approfondire la questione scientifica e tecnica sulla geotermia, contattare (e pagare) avvocati e tecnici, perdere ore e giornate con enti e amministrazioni, pagare dalle misere casse dei Comuni tutto ciò! » .

Secondo Nogesi, «l’intera partita che si sta giocando in Toscana sulla geotermia (tralasciando in questa sede gli impatti sanitari, l’eventuale interferenza con le falde potabili e il rischio sismico) ci dice che questi impianti sono “appetibili” solo finché ci saranno incentivi statali e che la limitata energia che producono, data l’attuale “crisi”, non è necessaria (dati Terna); ci dice inoltre che non portano posti di lavoro ai territori tranne l’iniziale insediamento del cantiere, ma, viceversa, possono arrecare gravi danni all’economia dei territori nei quali si insediano, compromettendo ambiente, paesaggio e la filiera dell’agroalimentare di eccellenza che la Toscana dovrebbe difendere».

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