Rossi, lo scissionista: «Vedrete, in tanti mi seguiranno»

Enrico Rossi fa autografi durante l'incontro promosso dalla Uil Fpl (Foto Silvi)

Il governatore della Toscana è stato applaudito a Calcinaia da una platea di socialisti a un incontro promosso anche dal cugino di Matteo Renzi

CALCINAIA. Moriremo socialisti grazie a un post comunista? «Non lo so, ma bisogna provarci. Per ridare al popolo di sinistra un’orizzonte di giustizia, fermare le destre e i populismi».

Parte il 22 febbraio da Calcinaia, a un tiro di schioppo da Bientina, il paese dove il governatore è nato nel 1958, la rivoluzione socialista di Enrico Rossi. Che davanti a un pubblico di oltre duecento persone arrivate da tutta la Toscana – in maggioranza esponenti della Uil Fpl, sindacato di tradizione laica, socialista e riformista – annuncia tre cose.

La prima: «Penso che il tempo degli appelli sia finito. Io ho fatto una scelta che mi colloca fuori dal Pd e vado avanti. Una scelta fatta con la mia testa». La seconda: «A meno che non mi caccino, rimango a fare il governatore della Toscana. Ho un impegno forte in questa regione, che continuo e a cui non ho sottratto nulla nemmeno in questi giorni concitati». La terza: «Non cerco un posto in Parlamento, ma voglio stare nel dibattito politico nazionale».

Invitato un mese fa dalla Uil Fpl (che in Toscana è guidata – ironia della sorte – da Mario Renzi, cugino di Matteo, sindacalista di fede socialista, spesso critico con l’illustre parente) il presidente Rossi in versione scissionista spiega perché ha lasciato il Partito democratico. La sala è piena. C’è qualche importante dirigente Pd? Se c’è, è ben nascosto. Si nota un solo sindaco democrat della Valdera: Mirko Terreni, di Casciana Terme Lari.

Rossi, che sul palco dialoga con Pieraldo Ciucchi, ex consigliere regionale del Psi, parte con calma, poi acquista sempre più passione dialettica: «Socialismo è una parola che si proietta verso il futuro. Socialismo vuol dire rimettere al centro il lavoro e la distribuzione della ricchezza. Socialismo significa anche sostenere l’imprenditoria sana, non il capitalismo parassitario. Ecco, di tutti questi temi, dei quali parlo nel libro che ho scritto, temi che sono al centro della mia associazione democraticisocialisti, avrei voluto discutere all’interno del Pd, ma non c’era lo spazio politico per farlo. L’unico obiettivo della maggioranza è rimettere sul trono Renzi e ripartire per fare le stesse cose di prima». Di qui «l’impossibilità per me di rimanere nel partito, convinto che «questa scelta sia un servizio alla democrazia», perché punta a ricostruire «un rapporto, anche sentimentale, con i ceti popolari». Sarà possibile? Certamente «non sarà facile». E, comunque, «a uscire dal Pd saranno tanti. Piano piano».

«Appartengo – sottolinea il governatore – a quei milioni di cittadini che già da prima di Renzi non si riconoscono più nel Pd: credo che questo popolo abbia bisogno di un riferimento chiaro a sinistra. E ciò non significa ridurre l’area del centrosinistra, semmai allargarla. Sogno di lasciare il testimone a una nuova generazione di democratici e socialisti».

Ormai è tardi, la gente – che ha applaudito più volte – aspetta d’andare a cena e non c’è tempo per le domande. Mario Renzi conclude e promette un altro incontro con Rossi. «Non ci siamo stupiti – dice il sindacalista al presidente – che tu sia uscito dal Pd, ci siamo stupiti che tu ci sia rimasto dieci anni».