Accoltella i carabinieri e si barrica in casa

Notte di paura al centro d’accoglienza, giovane poi bloccato dai militari ha preso a morsi e ferito anche due operatori

PONTEDERA. «Andate via, andate via, non vi avvicinate». Urlava, si agitava fino a perdere ogni controllo. Ndiaga Ndour, nato in Senegal, 18 anni compiuti lo scorso marzo, vive a Pontedera da tempo, che ha appena perso il posto addetto alla sicurezza di un negozio a Pisa. Gridava contro i carabinieri come poche ore prima aveva fatto con due operatori sociali della casa famiglia che per anni lo ha seguito, colpendoli con un coltello. E quello era solo l’inizio di una notte di inferno che alla cinque di ieri ha rischiato di finire in tragedia. Ndiaga, arrivato in Italia come minore non accompagnato e inserito nella casa famiglia San Giuseppe, in via Colombo, nel quartiere Oltrera, sembrava avere trovato un suo equilibrio. Aveva in programma di fare un viaggio in Senegal, doveva partire l’8 gennaio per ritornare il 20 febbraio.

Se apparentemente tutto andava bene, nella realtà non deve essere stato così. Il giovane ha aggredito prima gli operatori e poi due carabinieri, tutti andati all’ospedale. E la struttura gestita dalla cooperativa Arnera che segue anche neo maggiorenni, entrati nella comunità da ragazzini, ha vissuto una notte nel panico. Da alcuni giorni, secondo gli operatori sociali, il diciottenne non stava bene. Manifestava segni di insofferenza. Un disagio che è sfociato in un grave atto di violenza che lo ha portato in carcere al Don Bosco, accusato di lesioni personali, rapina (durante l’aggressione ai carabinieri si è impossessato di un manganello di quelli in dotazione ai militari), resistenza e violenza a pubblico ufficiale. I due operatori hanno ferite da arma da taglio e contusioni, i due militari, Luca Martini e Francesco Rienzo, 45 e 42 anni, con anni di esperienza nell’aliquota radiomobile della compagnia di Pontedera e il secondo anche in missioni all’estero. Carabinieri esperti, abituati alla “strada”. Ma questa volta, lo hanno raccontato, si sono trovati davanti «a qualcosa di diverso. Una reazione violenta, mai vista prima». Il primo intervento i carabinieri, con più pattuglie, lo hanno fatto la sera di martedì alle 23.30. Dopo che il giovane aveva aggredito (con un cavatappi) gli operatori sociali che cercavano di convincerlo a farsi aiutare. Mentre gli operatori venivano trasportati all’ospedale, il migrante è rimasto nel suo appartamento per poi fuggire - si è gettato dal primo piano all’arrivo dei carabinieri - nelle strade vicine a via Colombo. Alle 5 l’ospite è tornato a casa, forse a prendere le sue cose. Un’operatrice lo ha sentito e ha chiamato i carabinieri, dopo avere messo in sicurezza i minori. La pattuglia della Radiomobile lo ha trovato sul pianerottolo al primo piano. «Stai calmo», l’invito dei carabinieri, ben consapevoli dei rischi. Il senegalese è rientrato in casa, è andato in cucina e ha preso due coltelli dalla lama a punta. Uno lo ha nascosto in tasca ed è uscito minacciando i militari. I due, che nel frattempo avevano chiesto rinforzi, gli hanno dato l’impressione di voler andare via. Ma lui li ha raggiunti e sorpresi alle spalle. C’è stata una lunga colluttazione, nel corso il 18enne ha sfilato il manganello a un carabiniere. Anche sei i due militari hanno cercato di disarmarlo e poi sono riusciti a strappargli dalle mani uno dei coltelli, lui ne aveva un altro con cui ha ferito a un occhio uno dei due appuntati al quale sono state poi riscontrate lesioni alla retina. Entrambi i militari hanno ferite alle mani da armi da taglio, contusioni varie, traumi al cranio. Uno ha un taglio sulla testa (e 4 punti di sutura). Prognosi iniziale di 15 e 21 giorni. «Abbiamo cercato di fermarlo in tutti i modi, sembrava una furia», hanno riferito. Colpi a più non posso, il 18enne ha pure spezzato il manganello. Per bloccare l’arrestato, che si è barricato in una stanza, ci sono voluti sei carabinieri e due poliziotti. Dopo il ricovero al Santa Chiara è stato accompagnato - il pm è Antonio Giaconi - in carcere.